Nel 2003 la scomparsa di questa ragazzina di 14 anni, svanita nel nulla di colpo. Ora ecco emergere una verità terribile, una ricostruzione degna di un film horror che ha scioccato una nazione intera. Una morte atroce che ha scatenato anche feroci polemic


Una storia terribile, un delitto talmente atroce che probabilmente nemmeno uno scrittore votato all’horror avrebbe mai immaginato. E che continua a far discutere sia per la brutalità delle sue dinamiche sia per gli incredibili errori da parte degli investigatori che hanno sempre tenuta lontana dai parenti della vittima la conclusione del caso. A perdere la vita una bambina di soli 14 anni, Charlene, originaria di Blackpool nel Regno Unito e scomparsa nel novembre del 2003. Nessuna traccia della bambina fin quando non viene avanzata da parte delle forze dell’ordine un’ipotesi agghiacciante: il corpo della piccola poteva essere stato fatto a pezzi e inserito in alcuni kebab in vendita in uno dei negozi della città.

Da chi? Difficile stabilirlo considerando che un primo tentativo di dimostrare che la ragazza fosse stata uccisa era andato a vuoto per degli evidenti errori commessi nelle indagini e che un filmato prezioso, che mostra la bimba camminare insieme alla sorella Rebecca il giorno stesso della sua scomparsa, è emerso soltanto lo scorso anno facendo infuriare i parenti, che si chiedono come materiale così sensibile possa essere rimasto nascosto così a lungo. (Continua a leggere dopo la foto)



“Se i filmati fossero stati diffusi subito, non con 13 anni di ritardo, avremmo potuto rintracciare preziosi testimoni e ricostruire gli ultimi spostamenti di Charlene – spiega la madre Karen, disperata e amareggiata, sulle pagine del Sun – è incredibile che possano succedere cose del genere. Un vero e proprio insulto per la memoria della mia povera bambina. Credevo che gli agenti volessero aiutarmi e invece non hanno fatto che infangare il caso”. La donna ha già detto si costituirà parte civile contro la locale stazione di polizia. (Continua a leggere dopo la foto)



 

Quattro anni dopo la scomparsa di Charlene, rimasta originariamente un mistero, la polizia aveva stretto il cerchio intorno a Iyad Albatthiki, proprietario di un negozio a Blackpool e accusato di aver fatto a pezzi la bimba dopo averla uccisa per poi inserire parti del corpo all’interno di kebab che aveva venduto ai clienti, con l’aiuto del suo collega Mohammed Reveshi che avrebbe contribuito all’occultamento del cadavere. Un episodio che rientrerebbe in un scandalo che aveva colpito il Regno Unito in quegli anni, con ragazzine che venivano fatte bere e drogare in dei fast food in cambio di sesso. Ma gli errori dell’accusa in tribunale avevano salvato gli imputati, assolti per insufficienza di prove.

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