“Sono diverso, non sbagliato”. Il tema del ragazzino di 12 anni sta spopolando sul web: ogni genitore lo sta leggendo ai propri figli. Quello che ha scritto è veramente incredibile e emozionante. Eccolo


 

La notizia è apparsa su Repubblica e poi è stata ripresa da tutti per la sua bellezza. Pubblichiamo qui il tema di Ivan (nome di fantasia) svolto in risposta alla traccia “Inventa un racconto in cui sono presenti i seguenti personaggi: una vittima, un gruppo di ragazzi prepotenti, degli spettatori, un adulto. Soffermati sui dialoghi e sugli stati d’animo dei diversi personaggi. Alla base del racconto può essere un fatto realmente accaduto o un episodio verosimile. Scegli un finale che preveda uno scioglimento positivo o una soluzione negativa”. Quando la sua insegnante riconsegna i lavori (dando 10 al contenuto di Ivan, 8 alla forma), chiede al ragazzo se vuole leggere pubblicamente il suo, e lui lo fa. I risultati sono tangibili: alcuni ragazzini coinvolti negli episodi raccontati nel tema chiedono scusa. Anche se non tutti. Il tema inizia così: “Alcune persone all’apparenza stanno bene, ma muoiono dentro. Io sono Ivan e ho dodici anni”. (Continua a leggere dopo la foto)



Fin da quando ero all’asilo non ho mai amato i giochi da maschio: calcio, carte, giochi elettronici… A me non sono mai interessati. Preferivo stare con le femmine, più interessanti, a mio parere. Ero diverso, non sbagliato. Venivo preso in giro, deriso davanti a tutti, perfino i miei amici partecipavano, per poi chiedere pateticamente scusa. “Mamma, ma perché mi trattano così? Cos’ho che non va?”. “Tranquillo, amore: sono solo invidiosi!”. Io non credo proprio. Poi arrivo alle elementari. La prima cosa che i compagni notano di me è la mia voce, acuta, squillante, diversa da quella degli altri maschi. Ero solo, di nuovo. (Continua a leggere dopo le foto)



 

Passano quattro anni e arrivo in quinta. Le prese in giro gradualmente finiscono e riesco finalmente ad entrare nel “mondo dei maschi”. Inizio a seguire la moda, carte e gameboy sparsi per tutta la camera. Ero felice, finalmente. Nella classe però c’erano alcuni ragazzi più emarginati, capivo come si sentivano e cercavo di stare vicino anche a loro. Purtroppo questo bellissimo anno finisce. Iniziano le medie. Tutti mi guardano. Uno dei compagni rompe il silenzio: “Ma cosa sei? Una femminuccia?!? “. Tutti ridono, mi indicano come se fossi un fenomeno da baraccone. Ero a pezzi. “Omosessuale” “Trans” , ormai era così che mi chiamavano. (Continua a leggere dopo la foto)

Inizio con l’autolesionismo. Mi chiedo come sarebbe bere quel bicchiere di candeggina sopra la lavatrice. Alfredo, Saverio e Livio mi spingono a terra, sento un calcio, poi un altro ancora, iniziano a picchiarmi. Mi lasciano a terra senza nemmeno la forza di piangere. Torno a casa e mi chiudo in camera. Accendo il telefono “Cento nuovi messaggi dal gruppo antIvan”. Il gruppo l’aveva creato Alfredo, c’era tutta la scuola. Leggo solo insulti, nessuno mi difende. “Ivan” chissà se ricorderanno questo nome, una volta che non ci sarò più. Apro la finestra e mi lascio andare. È finita, finalmente in pace. Sono diverso, non sbagliato”. Il tema è da brividi. 

 

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