Caso Yara, spunta un’altra verità: ”Bossetti guardava soltanto, ecco chi l’ha uccisa”


 

Morte Yara, notizia choc: la 13enne sarebbe stata uccisa da un muratore polacco alla presenza di Massimo Bossetti, l’uomo che sarà processato a inizio luglio come presunto assassino della ragazzina di Brembate di Sopra, morta il 26 novembre del 2010. A rivelarlo due lettere anonime arrivate alla redazione del settimanale ‘Oggi’, poi consegnate alla procura di Bergamo. Lettere che hanno il timbro postale di Padova e l’indicazione che provengono da Santa Giustina in Colle. Nelle 59mila pagine dell’inchiesta c’è una sola persona che proviene da Santa Giustina: Roberto Benozzo, il piastrellista fermato, una settimana dopo la scomparsa di Yara, su un traghetto diretto in Marocco e prosciolto dopo due anni.

Sono scritte in un italiano poco corretto, ma il contenuto è inequivocabile: il ‘veroassassino, secondo l’anonimo, sarebbe un muratore polacco, che beveva troppo e che diventava violento. Uomo che poi sarebbe stato ucciso dai complici simulando un infortunio in cantiere. E sono gli stessi complici ora a costringere Bossetti al silenzio.

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Il muratore, stando sempre alle lettere, avrebbe assistito impotente all’omicidio e poi sarebbe scappato terrorizzato: ”Certo che signor Bossetti non potrà mai dire tutta la verità visto cosa hanno fatto sorella, piena di botte poveretta”, scrive l’anonimo nella prima lettera e poi aggiunge: ”Nessuna meraviglia qualcuno se la prenda con sorella di Massi. Lui non può, non deve proprio parlare ok? Il Massi ricordo che è scappato dalla spavento… certo eravamo in diversi e voi non lo capite. La Yara l’abbiamo portata in campo e abbandonata come un sacco di patate. Si può dire? Vergogna, si … Abbiamo vomitato nel fare io sono pure svenuto se può interessare o forse no, si figuri il Massi…”.

E poi, sempre l’anonimo, dice di Yara che ”era conosciuta brava ragazza davvero, anche sua sorella. Ciao ciao diceva. Punto e basta, poco di più… e poi quella brutta sera maledetta. Yara dunque in primo momento è stata in casa di una brava signora, eravamo in diversi e nessuno poteva pensare male. Un certo momento si è innervosita e voleva andare via tornare a casa l’aspettavano i genitori”. E continua: ”Il polacco ubriaco ha cominciato a smaniare, a comportarsi male e molto. Non sapevamo che fare. La bimba gridava pure noi poi il vuoto, il nero, un buio…”. Ora sarà compito degli inquirenti capire se questi scritti appartengono a un mitomane o se porteranno a nuove indagini.

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