Tumore al pancreas, quel sintomo subdolo che nessuno prende sul serio. “I medici mi avevano detto che non era nulla e che ero fissata”. Aveva un dolore molto comune e lo ha sottovalutato, poi la drammatica scoperta. Non fatelo anche voi


 

Prendersi cura di sé, anche quando il nostro corpo ci manda dei segnali minimi, senza allarmismi esagerati, ma con il giusto ascolto è l’insegnamento grandissimo che Maria ci dà. La sua storia inizia con una serie di dolori molto forti all’addome che si irradiavano fin dietro la schiena: “Erano dolori ‘a sbarra’, quelli che ho poi saputo essere tipici del cancro al pancreas. Ma almeno da una decina di medici mi sono sentita dire che non avevo nulla, che forse era un problema alla schiena, che le analisi del sangue erano perfette. Che ero un po’ ‘fissata’, a volte. Io non mi sono fermata. Ho preteso un’ecografia, dalla quale non è emerso nulla. Finalmente ho effettuato una Tac, che ha evidenziato la neoplasia. E sono riuscita a individuare il centro specializzato di Verona, al quale mi sono rivolta per le terapie. Non è colpa dei medici, ma spesso non hanno gli strumenti o le conoscenze necessari per diagnosticare precocemente e trattare un carcinoma pancreatico. Bisogna rivolgersi a strutture ad hoc”. (Continua a leggere dopo la foto)







Maria Leone ha 56 anni e fa l’infermiera e non si è arresa e ha reagito con forza di fronte a quello che percepiva, lottando ogni giorno. Per questo ha voluto raccontare quello che le è accaduto: “Sono qui per dare il mio messaggio di speranza e di lotta contro il tumore del pancreas: 28 mesi fa mi diagnosticarono questa patologia, dandomi solo 3 mesi di vita. Era estate e dissero che non sarei arrivata a mangiare il panettone. Ma io mi sono detta: e perché no? E ho iniziato a lottare per sopravvivere”. (Continua a leggere dopo le foto)








 

La donna ha raccontato che nella sua esperienza è stato fondamentale rivolgersi alla struttura specializzata, dove è stata assistita in maniera mirata: “Lì sono stata curata nel modo giusto ed oggi sono qui e sto bene” ha spiegato, finalmente con il sorriso sulle labbra. “Vorrei far capire con la mia esperienza che quando si è colpiti da una malattia così grave non è possibile restare nei propri ospedali e farsi curare dai medici che conosciamo perché loro non hanno gli strumenti per poterlo fare”.

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