Hotel Rigopiano, ecco l’email inviata poco prima dell’arrivo della valanga. “Gli ospiti vogliono andare a dormire in macchina”. Adesso cambia tutto, cosa c’è scritto


 

I vigili del fuoco hanno individuato il corpo di una vittima all’interno dell’Hotel Rigopiano. Si tratta di un uomo ed è la sesta vittima ufficiale, finora, della slavina che ha investito l’albergo. Prosegue il lavoro dei soccorritori, non si perdono le speranze di trovare qualcuno ancora in vita. Per gli uomini impegnati nelle ricerche il fatto che non si sentano voci non vuol dire che qualcuno degli occupanti dell’albergo non sia riuscito a salvarsi. “Abbiamo speranze di trovare persone vive”, ha detto Luca Cari, responsabile comunicazione dei vigili del fuoco. A quattro giorni dalla tragedia del resort di Farindola, in provincia di Pescara, emergono nuovi dettagli sulla dinamica degli eventi. Gli uffici preposti a coordinare gli interventi per far fronte alla nevicata e alla mancanza di elettricità erano consapevoli già alle 7 del mattino di mercoledì 18 gennaio, una decina di ore prima della valanga, che la situazione del Rigopiano era estremamente difficile. Inoltre una mail inviata dal direttore dell’hotel Bruno Di Tommaso al Prefetto di Pescara, al presidente della Provincia, alla polizia provinciale e al sindaco di Farindola, spiegava che la situazione si era ulteriormente aggravata dopo le scosse di terremoto della mattinata. (Continua a leggere dopo la foto)







“Gli ospiti vogliono ripartire ma non possono per via delle strade bloccate”. Inoltre, segnalava il direttore della struttura, in assenza di corrente il gasolio del generatore elettrico si stava esaurendo. Ma nessuno è intervenuto. “Vi comunichiamo che a causa degli ultimi eventi la situazione è diventata preoccupante. In contrada Rigopiano ci sono circa 2 metri di neve e nella nostra struttura al momento 12 camere occupate (oltre al personale). Il gasolio per alimentare il gruppo elettrogeno dovrebbe bastare fino a domani, data in cui ci auguriamo che il fornitore possa effettuare la consegna. I telefoni invece sono fuori servizio. I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all’aperto. Abbiamo cercato di fare il possibile per tranquillizzarli ma, non potendo ripartire a causa delle strade bloccate, sono disposti a trascorrere la notte in macchina. Con le pale e il nostro mezzo siamo riusciti a pulire il viale d’accesso, dal cancello fino alla Ss42. Consapevoli delle difficoltà generali, chiediamo di predisporre un intervento al riguardo. Certi della vostra comprensione, restiamo in attesa di un cenno di riscontro”. 

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Alle 7 della mattina di mercoledì 18 la Provincia di Pescara era già stata informata del fatto che per raggiungere l’hotel era necessaria una turbina. “A Rigopiano non si va”, viene riferito da un dirigente nella Sala operativa. Gli spazzaneve erano al lavoro dalle 3 e si erano dovuti fermare a un bivio che porta all’hotel. A quel punto scatta la ricerca della turbina. All’una ne viene rintracciata una nell’Aquilano verso Rieti, ma sarebbero state necessarie ore per portarla nel Pescarese. Ma il mezzo che anche il presidente della Provincia Antonio Di Marco cercava disperatamente in quel giorno di terremoti e slavine, e che avrebbe potuto liberare la strada dell’hotel permettendo agli ospiti di salvarsi prima della valanga era là, vicinissimo. A una ventina di chilometri dall’albergo. Per tutta la mattina e il pomeriggio del 18 gennaio ha viaggiato tra i comuni di Penne e Guardiagrele. Sarebbe bastato che qualcuno, dalla Prefettura, l’avesse deviato in tempo su Farindola.

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Alle 11.30 Di Marco si sente col governatore dell’Abruzzo, alle 13.30 scrive una lettera indirizzata al premier Gentiloni, al prefetto Francesco Provolo e al Comando dei vigili del fuoco, chiedendo “di avere a disposizione immediatamente mezzi turbina”. Finora si è detto che l’orario della slavina era le 17.40. Gli investigatori però, dopo le prime testimonianze, ritengono di poterla anticipare tra le 16.30 e le 17. Quale che sia il momento esatto, l’albergo isolato inizialmente non è avvertito dalle autorità come un’emergenza. In quel momento una vasta area alle pendici del Gran Sasso si trova senza luce e con le strade bloccate, e a Villa Celiera ci sono due anziani intossicati dal monossido di carbonio. Le indagini. “Io penso che, entro una settimana, saremo in grado ragionevolmente di fare un primo punto sulle indagini”, dice il procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini. 

 

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