Libia, il coraggio di Martinelli, l’italiano che sfida l’Isis: “Pronto al sacrificio”


Monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, è un uomo di coraggio. Lui è deciso a rimanere nella Libia infiammata dall’avanzata delle milizie Isis, mentre tutti gli altri connazionali stanno rimpatriando. Martinelli si dice pronto anche al sacrificio pur di non negare a se stesso libertà religiosa. “Bisogna farsi coraggio, la Libia è un paese che va amato. Bisogna capirlo e saperlo incontrare. Dobbiamo trovare il modo di far risorgere questo paese. Non con la forza ma con il dialogo, che è mancato per troppo tempo. Credo sia il momento più difficile di sempre. Con Gheddafi avevamo anche scambi di amicizia. Era una persona intelligente, anche se un po’ matto. Però, ecco, non ci faceva paura: «Questo è il culmine della mia testimonianza, e se la fine dev’essere testimoniata con il mio sangue, lo farò”, ha detto in un’intervista rilasciata a Repubblica. Parole più forti le ha veicolate il Corriere della sera: “In chiesa sono venuti a dirmi che devo morire. Ma io voglio che si sappia che padre Martinelli sta bene e che la sua missione potrebbe arrivare al termine. Ho visto delle teste tagliate e ho pensato che anch’io potrei fare quella fine. E se Dio vorrà che quel termine sia la mia testa tagliata, così sarà. Anche se Dio non cerca teste mozzate, ma altre cose in un uomo”.

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