”È la reliquia della shoah”: petizioni in tutto il mondo per salvare il campo di sterminio dalla svendita


39 mila euro. È la base da cui parte l’asta al miglior offerente per l’acquisto di uno dei simboli più tragici dell’olocausto. L’attuale proprietario del terreno, le ferrovie polacche, ha deciso di liberarsi di Belzec, uno dei primi campi esclusivamente di sterminio eretti dai nazisti, secondo in ordine cronologico a quello di Chelmno. 500000 ebrei uccisi in soli 10 mesi, quasi la metà rispetto ai più tristemente famosi Auschwitz e Birkenau, ma in un tempo decisamente inferiore. Aperto nel 1942, e distrutto nel 1943 dagli uomini delle SS prima di fuggire, del campo rimane solo la Kommandantur, l’edificio in cui si riuniva il gruppo di comando e dove si decideva la morte di donne, bambini, anziani, ebrei, zingari e slavi.

 







Ne parla Andrea Tarquini sulle pagine di R2 di Repubblica: “Tanto peggio per la Memoria, e per le petizioni internazionali perché quella reliquia della Shoah sia affidata al museo memoriale là a un passo che ricorda i 500000 ebrei gasati e passati per il camino a Belzec. Vengono ignorati appelli e collette lanciati online in tutto il mondo. (siti www.betterplace.org, www. bildungswer-ks.de, più la pagina dedicata di Facebook), collette per comprare l’ex Kommandantur e cederla al museo.”




A Belzec si lega anche il ricordo di uno degli eroi della resistenza polacca Jan Karski, primo testimone dell’olocausto e ufficiale dei corpi scelti, addestrato dagli inglesi. “Fu il James Bond alleato che Washington e Londra non vollero ascoltare. La Raf lo paracadutò nella Polonia occupata. Entrò nei campi – credeva di essere nel cuore di Belzec , poi scoprì che era Ibzica, campo filiale guidato da Belzec – e capì per primo che la shoah era in corso. “Quelli che non riescono a uccidere qui li mandano a Belzec, dove hanno abbastanza docce e gas coi forni crematori.”


“Se davvero è così, è inaccettabile dare a quell’edificio una destinazione diversa dal diventare parte del Museo”, dice a Repubblica Kostanty Gebert veterano della repubblica di Solidarnosc e intellettuale di punta della comunità ebraica. Aggiunge Michael Berenbaum, docente Usa e grande autorità dell’ebraismo mondiale: “Proprio i polacchi , che negli ultimi dieci anni hanno fatto tanto per la Memoria, a Belzec devono capire che loro , occupati e oppressi dai nazisti, hanno responsabilità speciale perché la Memoria non svanisca. C’è una memoria polacca e non solo quella ebrea.”

 

La data di scadenza dell’offerta è il prossimo 22 Giugno: una data che potrebbe segnare la differenza tra una società che accetta vilmente di voltarsi dall’altra parte e una che invece lotta perché la memoria venga preservata, nella speranza che i simboli sopravvissuti fungano da monito per le generazioni future.

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