La decapitazione di Foley diventa una pubblicità. E la famiglia querela Il Giornale


L’avversione di Magdi Allam verso un certo Islam è parecchio nota. Ma questa volta la sua “crociata” ha commesso un passo falso. Recentemente è uscito un libro curato dallo stesso Allam, che raccoglie una serie di interventi sull’attuale crisi in Medioriente e sull’avanzata dell’Isis, ma è la pubblicità dell’opera a destare dubbi. Perché per pubblicizzare il libro Il Giornale ha pensato di utilizzare un’immagine allusiva: quella di James Foley, il fotoreporter decapitato dai jihadisti a Raqqa. L’accostamento fra il titolo e la foto del ragazzo in tunica arancione, inginocchiato accanto al suo boia, è forte. E non è sfuggita alla madre di James che ha deciso di querelare Il Giornale che ha osato offendere con una trovata di cattivo gusto, la memoria di suo figlio. Allam prova a giustificarsi dicendo che “l’immagine divulgata non è cruenta, ed è stata già diffusa da tutti i media. La frase ‘non perdiamo la testa’ ha una doppia valenza allegorica e reale ovvero non perdiamo l’uso della ragione, non rinunciamo all’uso della ragione, alla difesa della nostra civiltà”. Fatto sta che un fatto orribile, una tragedia è usata a fini pubblicitari.James Foley decapitato? Luttwak: «Se l’è cercata…»








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