“È il Trio delle cicciottelle”. Dopo questo titolo sul giornale italiano scoppia la polemica. Tutti si schierano con le bravissime olimpioniche: “Vergogna”. Ecco cosa sta succedendo


 

“Il Trio cicciottelle sfiora il miracolo olimpico”. Sembrerebbe assurdo ma è questo il titolo che i lettori de “Il Resto del Carlino” hanno visto questa mattina sfogliando il giornale. Le atlete in questione sono le azzurre del tiro con l’arco impegnate alle Olimpiadi di Rio: Guendalina Sartori; Lucilla Boari e Claudia Mandia che ieri hanno sfiorato il podio e anche la storia. Ed è anche la prima volta che l’Italia arriva così vicino alla finale. Insomma un risultato eccezionale se non fosse stato “disturbato” da quel titolo che ha fatto parecchio infuriare il web.

Intanto su Twitter sta impazzando l’hashtag “RestodelCarlino” che è appena entrato nei topic trend, mentre tantissimi sono i messaggi sui social in sui definiscono sessista il quotidiano, chiedendo a gran voce le scuse.

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E dopo le ridicole “non scuse” del direttore di QS Giuseppe Tassi: “ L’intento di partenza non era né derisorio, né discriminatorio”, è arrivata la bellissima lettera di Mario Scarzella, presidente della Fitarco, la Federazione Italiana di Tiro con l’Arco. Con sobrietà e compostezza il dirigente sportivo federale ha deciso di difendere a spada tratta le sue atlete, e lo ha fatto con la classe che è mancata ai giornalisti che non si sono ribellati a quel titolo imbarazzante e ai titolisti che lo hanno scritto.

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“Caro Direttore, questa mattina da Rio de Janeiro siamo rimasti basiti nel leggere su Il Resto del Carlino il titolo che recitava “Il trio delle ciocciottelle…” – a nostro avviso a dir poco irriguardoso – rivolto alle nostre atlete Guendalina Sartori, Lucilla Boari e Claudia Mandia. Se Il Resto del Carlino fosse una rivista scandalistica non avremmo nulla da dire, ma focalizzare l’attenzione sull’aspetto fisico di queste ragazze su un quotidiano, che scandalistico non dovrebbe essere considerata la sua lunga e prestigiosa storia, è stato davvero di cattivo gusto. Ci chiediamo in effetti se si possa definire giornalismo serio un titolo come questo, soprattutto in un giorno difficilissimo per delle giovani ragazze all’esordio Olimpico, che hanno lavorato per quattro anni nel silenzio dei media per vivere una delle delusioni più cocenti della loro vita, sia personale che sportiva. Una sconfitta – che tale non è, perché il 4° posto a squadre nel femminile resta il miglior risultato del tiro con l’arco italiano nella storia dei Giochi Olimpici – che purtroppo le segnerà per tutta la vita, ben sapendo che non c’è nessuna certezza per loro di poter godere di una seconda opportunità per riscattarsi. Eppure Guendalina, Lucilla e Claudia, nella quasi totale indifferenza dei media italiani – e tra questi c’è anche il Suo quotidiano che non ci sembra abbia mai approfondito la conoscenza del tiro con l’arco e del ruolo che l’Italia ricopre in seno al panorama internazionale – si sono guadagnate con la forza del lavoro giornaliero l’opportunità di scrivere il loro nome nella storia dello sport italiano. Per poterlo fare hanno fatto dei sacrifici che probabilmente nemmeno immagina, rinunciando a gran parte delle cose che le loro coetanee considerano normalità. Per 4 anni hanno lavorato sodo per tenere alto l’onore italiano in occasione dei Giochi Olimpici. Quella di ieri è stata per l’Italia femminile una vera impresa e ridurre il tutto con un titolo che le definisce delle semplici “cicciottelle” lo consideriamo davvero di cattivo gusto. Dopo le lacrime che queste ragazze hanno versato per tutta la notte, questa mattina, invece di trovare il sostengo della stampa italiana per un’impresa sfiorata, hanno dovuto subire anche questa umiliazione. Gli arcieri italiani sono in rivolta e noi ci sentiamo di giustificare la loro rabbia. A nostro avviso sarebbe giusto ripensare a quel titolo e, forse, rivolgere delle scuse alle nostre ragazze. MARIO SCARZELLA Presidente Federazione Italiana Tiro con l’Arco”.

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È evidente come Scarzella sia rimasto molto amareggiato dalle parole dei giornalisti di Tassi, soprattutto verso quelle ragazze che, dopo anni di allenamenti e di sacrifici, hanno sfiorato il podio non potendone però assaporare il gusto della vittoria. E dopo una notte intera di lacrime non poter trovare conforto tra le pagine dei giornali italiani è molto grave. Certo che queste ragazze hanno l’affetto di un intero paese con loro.

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