Caso Enzo Tortora, l’Italia lo umilia ancora. Non immaginerete mai che cosa hanno fatto le Istituzioni a 33 anni dalla sua incarcerazione. Ma ora insorgono tutti…


 

Il presidente del Senato Piero Grasso ha valutato il caso di Enzo Tortora “scollegato da finalità istituzionali” e ha negato al comitato organizzativo un’aula di Palazzo Madama per la presentazione di un libro sul presentatore televisivo vittima della magistratura. La vicenda che 33 anni fa portò in carcere il presentatore di Portobello è stata ripercorsa in un volume in cui la sua compagna dell’ epoca, Francesca Scopelliti, ha dato voce a Enzo, rendendo note 45 lettere che Tortora le scrisse dal carcere, lettere in cui il giornalista scriveva degli inquirenti: “Solo tre categorie di persone (ho scoperto) non rispondono dei loro crimini: i bambini, i pazzi e i magistrati”.

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Nelle lettere, dunque, c’è tutta la rabbia per essere stato tradito dal suo Paese, dagli amici, dai colleghi: “Sto pensando di chiedere il cambio di cittadinanza. Questo Paese non è più il mio. Non mi parlare della Rai, della stampa, del giornalismo italiano. È merda pura”. I 33 anni dall’arresto ricorrevano ieri e per allora era stata fissata la presentazione del libro “Lettere a Francesca”, ma Grasso ha negato il consenso. Eppure il suo via libera avrebbe dovuto essere un semplice proforma. “Tutti gli uffici mi avevano dato la disponibilità. Sembrava cosa fatta, tanto che avevo già fatto preparare gli inviti con il logo del Senato. Oltretutto mi avevano concesso l’aula a titolo gratuito per “l’ iniziativa meritevole”, ma all’ultimo è arrivata la comunicazione del presidente Grasso che bloccava tutto”, racconta a Libero la Scopelliti,

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La presentazione c’è stata comunque, ma altrove: al Tempio di Adriano, nella centralissima piazza di Pietra, dove sono intervenuti – tra gli altri – Giuliano Ferrara e Emma Bonino. La vedova di Tortora non ha però rinunciato, con la stessa schiettezza dell’ex compagno, a rispondere alla lettera con cui Gabriella Persi, la segretaria del presidente del Senato, informava del diniego di Grasso a offrire il palazzo istituzionale come teatro della presentazione. “Il libro denuncia il nostro sistema penale che abbisogna di una riforma non più rinviabile proprio perché non ci siano più innocenti in carcere, cosa che invece accade ancora. Così come denuncia il nostro sistema carcerario più volte e aspramente denunciato dall’Europa perché non corrispondente ai parametri di civiltà e di rispetto dell’ uomo. Il libro parla di un uomo che, a dispetto di chi lo voleva vittima, si è fatto protagonista di una nobile battaglia per la giustizia diventando così un grande leader politico, in Italia e in Europa. Se tutti questi argomenti non rispecchiano le finalità istituzionali del Senato, allora mi deve spiegare quali sono e come giustifica tante altre iniziative che hanno invece ottenuto il sigillo senatoriale. Naturalmente rispetto la decisione del Presidente del Senato ma – mi si perdonerà la franchezza – spero non sia stata dettata più dal suo passato di magistrato che dalla attuale veste di seconda carica istituzionale del Paese. Sarebbe un’ulteriore ferita per Enzo Tortora. Una lesione per le nostre povere istituzioni. Un affronto”. 

 

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