“Io l’unico sopravvissuto, ma dopo la strage di Capaci sono stato abbandonato”. A 24 anni di distanza dall’accaduto parla lui e si accende la polemica


 

“Lunedì, per la prima volta, anche io avrò il mio posto a sedere nell’aula bunker dell’Ucciardone, alle commemorazioni per la strage di Capaci. Si rende conto? Ci sono voluti 24 anni per avere un posto assegnato quel giorno. A me che sono l’unico sopravvissuto di quella strage. Mentre tanti, anche tra i suoi colleghi che lo guardavano con diffidenza, facevano passerella millantando di essere amici del dottor Falcone”. E’ visibilmente emozionato Giuseppe Costanza, l’autista del giudice Giovanni Falcone, che quel 23 maggio del 1992 si trovava sull’auto sventrata dal tritolo nascosto dai boss sotto l’autostrada. Era seduto dietro, non al posto di guida, perché Falcone voleva guidare e avere accanto la moglie Francesca Morvillo. Quel giorno morirono, oltre al giudice antimafia e la moglie, anche tre giovani agenti di scorta, Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo. Ma Giuseppe Costanza rimase vivo. Per miracolo. Rimase per mesi in ospedale per curare le gravi ferite, ma è riuscito a guarire. Almeno, nel fisico. Costanza è molto arrabbiato, e non fa nulla per nasconderlo, perché dice di essere stato “abbandonato da tutti”. “Sarebbe stato meglio morire quel giorno – si sfoga con l’Adnkronos – Almeno sarei stato ricordato come una vittima. Invece, nessuno mi ha mai degnato di alcuna attenzione”.

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Anche nel giorno delle commemorazioni ufficiali del 23 maggio, quelle organizzate dalla Fondazione Falcone all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, Costanza non ha mai avuto un posto in prima fila. “Solo quattro anni fa mi hanno chiamato per invitarmi – racconta con un filo di voce – Io accettai, ma quando arrivai al bunker non c’era neppure un posto a sedere per me. Capisce? Mi lasciarono in piedi. Una signora dell’organizzazione prese una sediolina di legno per farmi sedere, ma nessuno mi ha mai nominato quel giorno”. Quest’anno sarà diverso, per la prima volta. “Sono stato chiamato di recente dal Ministero dell’Istruzione, che organizza l’evento con la Fondazione Falcone – dice – e un dirigente mi ha ufficialmente invitato alla commemorazione, chiedendomi scusa per non averlo fatto in passato. Io ho accettato l’invito, ma ad alcune condizioni”. E spiega: “Che l’auto del giudice Falcone venga portata a Palermo, innanzitutto, e che venga ricostituito il pool antimafia. Mi ha risposto che sull’auto potevano eventualmente impegnarsi, ma sul pool no…”.

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Costanza ribadisce: “Dopo la strage di Capaci sono stato dimenticato, è stata una scelta non casuale. Ne sono certo. Perché, a mio avviso, non è giusto che una persona che è stata testimone oculare e ha una su storia da raccontare, venga snobbata ogni 23 maggio. Solo ora si sta risvegliando qualcosa”. Costanza era a bordo della Fiat Croma bianca guidata dal giudice Giovanni Falcone saltata in aria. “Sì, il dottore era seduto davanti con la moglie e io dietro. Era lui a volerlo. Poi, poco prima di Capaci gli dissi che a Palermo mi doveva lasciare le chiavi della macchina. Lui le tolse dal cruscotto, e in questo modo rallentammo la corsa. Ricordo che gli disse che non avrebbe dovuto rifarlo perché era molto pericoloso. E lui si scusò. Dopo pochi istanti ci fu l’esplosione”. Gli occhi di Costanza si rimpiccioliscono. Fa fatica a parlare. Poi, però, si fa forza e prosegue: “Falcone pochissimi giorni della strage mi disse: “E’ fatta, diventerò Procuratore nazionale antimafia”. Io sono convinto che lo abbiano ucciso proprio per questo motivo. “Perché tra il potere che aveva acquisito e con la poltrona di Procuratore nazionale, erano in tanti a tremare”.

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E alla domanda su chi gli fosse rimasto vicino dopo la strage di Capaci, dopo i mesi di doloroso ricovero in ospedale, allarga le braccia e sbotta: “Nessuno mi è stato vicino. Solo io”. Ecco perché va nelle scuole, incontra bambini, come questa mattina a Casa Professa, dove ha parlato a un gruppo di bambini delle scuole elementari durante la presentazione del libro di Eleonora Iannelli ‘Meglio il lupo che il mafioso’. “Sono in pensione da undici anni – dice – E ho molto tempo libero. Io devo divulgare le cose che conosco, anche se qualcuno non vuole…”.

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Tornando a parlare di lunedì, quando saranno in tanti a ricordare Falcone, Costanza dice con freddezza: “Oggi sono tutti amici, ma io tutti ‘sti amici non li conosco. Io so benissimo che nell’ufficio dove prestavo servizio era guardato da queste stesse persone con una certa diffidenza. Inutile fare i nomi, tanto li conosciamo. Oggi fanno passerella e pure carriera…”. E chiude con una stoccata all’antimafia ‘di facciata’: “Ormai la pacchia è finita. Molti hanno fatto soldi e carriera. Ma oggi non è più possibile”.

Caffeina news by AdnKronos

(www.adnkronos.com)

 

 

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