“I migranti? Pensateci bene…”. Papa Francesco ha voluto vedere quei video choc


 

Il video che mostra chi scappa da fame e guerre, è troppo cruento, scrive L’Avvenire, ma papa Francesco ha voluto vederlo. Ha osservato in silenzio quelle immagini, arrivate in Italia insieme ai superstiti, in quello che viene definito lager libico e che il quotidiano riporta in minima parte. Sono immagini drammatiche che, una volta viste, difficilmente si possono dimenticare. Come gli occhi imploranti di un ragazzo in lacrime che scalcia per allontanare i torturatori che lo picchiano mentre è a terra. Almeno cinque contro uno. E nessuno che smetta. “Si divertono mentre picchiano più duro – scrive Nello Scavo nell’articolo – Lo pugnalano trasformando il volto del ragazzo in una poltiglia, fino a quando la pelle nera si ricopre di sangue e polvere e si impasta nel fango che ha il colore della morte, ma la morte non arriva”. Non c’è via di fuga in quella stanza delle torture e il ragazzo “incassa i colpi, ma non vuole svenire”. E poi certo, c’è chi riprende la scena. Altrimenti non ne staremo qui a parlare. (Continua dopo la foto)




“Il vigliacco col telefonino” che filma quel supplizio, forse perché i destinatari del filmato, probabilmente i parenti a cui chiedere altri soldi, corrano a indebitarsi, sborsino altro denaro per mettere fine a quelle torture, quelle umiliazioni, quell’accanimento con fuoco, fruste, lame. E quel ragazzo “lotta ancora tra l’istinto di sopravvivenza e il desiderio che l’uomo fattosi mostro, quello che con una mano lo sta mutilando a colpi di machete e con l’altra impugna una rivoltella, si decida a premere il grilletto. E la faccia finita”, si legge ancora. (Continua dopo le foto)




Il video choc, a quel punto, si interrompe. E non ci si può non chiedere se quel ragazzo è ancora vivo. Se è sopravvissuto a quel massacro, se magari qualcuno ha pagato il suo riscatto. Quindi se è riuscito a salire su barcone per raggiungere l’Europa o se è stato riportato indietro “nello scannatoio dei migranti”. Finora ne parlavano le cronache, i racconti dei sopravvissuti. Ora parlano queste immagini devastanti nei centri di detenzione in Libia, quelli che alcuni considerano un “porto sicuro”. (Continua dopo la foto)


 


Sono pugni nello stomaco questi fermi immagine dei filmati conservati dai superstiti come prova delle violenze subite e pubblicati dall’Avvenire. Il papa ha voluto vedere quei video: “Ho visto un filmato in cui si vede cosa succede a coloro che sono mandati indietro – ha detto ai giornalisti Bergoglio, tornando dall’Irlanda – Sono ripresi i trafficanti, le torture più sofisticate”. E, conclude il giornalista dell’Avvenire, “aveva detto a ragione il Papa alludendo a chi vorrebbe respingerli, prima di ‘mandarli indietro si deve pensare bene'”.

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