Sangue umano e sesso col crocifisso: tutto avviene in pubblico. E questa scena non poteva che creare scandalo. Giudicate voi…


 

La regista degli eccessi sbarca in Italia e fa discutere già prima che si alzi il sipario. Angélica Liddell, già Leone d’argento nel 2013 alla Biennale Teatro, porterà in scena a Vicenza il 18 e 19 settembre al Teatro Olimpico l’opera dal titolo “Prima lettera di San Paolo ai Corinzi”. L’attrice racconterà l’amore forsennato, tra sacro e profano. Tra le altre scene, ce ne saranno alcune molto simboliche: un gruppo di Maddalene penitenti si stenderanno sui pezzi della croce di Gesù; ci sarà del sangue vero prelevato da un attore; e, soprattutto, la stessa Liddell racconterà come da giovane si masturbava con il crocifisso.

 

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Intervistata da Repubblica, l’attrice ha detto: “Non m’interessa la bestemmia, lo scandalo, la provocazione, m’interessa il sacro, la religione come ne parlava Bataille, qualcosa di sovversivo, estraneo alla vita calcolata della ragione, irrazionale e antisociale”. Non le interessa nulla se la sua performance sessuale con il crocifisso potrebbe irritare la sensibilità di molti cristiani: “Mi masturbavo col crocefisso – dice – perché il mio corpo reagiva alla bellezza di un uomo crocifisso e santo, irraggiungibile. Volevo amare il Re dei Re”. Ed è subito polemica. Matteo Salvini attacca su Facebook: “Avete capito bene, questa si masturba con il Crocifisso. E lo racconta durante uno “spettacolo”.

L’amministrazione comunale, di sinistra, pare contenta. Per qualcuno sarà “arte” – dice – a me pare una enorme schifezza”. “A essere scandalosa è la censura preventiva, politicamente strumentale, pretesa da Salvini e dai suoi epigoni”, tuona il vicesindaco di Vicenza Jacopo Bulgarini d’Elci. E con lui si è schierata la capogruppo del Pd in consiglio regionale del Veneto, Alessandra Moretti: “Lo squadrismo culturale di chi vorrebbe imporre una censura preventiva sull’opera che aprirà la stagione al Teatro Olimpico non rappresenta solo un attacco alla libertà di espressione artistica ma il tentativo di far retrocedere un’intera città ad un livello di povertà culturale abissale”.

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