“Rigopiano: la tragedia che si sarebbe potuta evitare”. Mentre si svolgono i funerali delle vittime, le indagini continuano. E adesso spunta fuori quell’elemento angosciante: “Oggi non saremmo a piangere i morti dell’hotel”


 

Se quella strada fosse rimasta aperta, i dipendenti e gli ospiti dell’hotel Rigopiano sarebbero riusciti ad abbandonare la struttura prima della valanga e la tragedia si sarebbe evitata. Il tema della polemiche che sta nascendo in queste ore è proprio questo. Si tratta di un elemento su cui ora si dovrà far chiarezza anche alla luce di ciò che sta emergendo: un documento in cui si decretava la messa in sicurezza della strada in questione. A  rispolverarlo è l’avvocato Romolo Reboa, che insieme ai colleghi Maurizio Sangermano e Gabriele Germano ha ricevuto il mandato difensivo da alcune famiglie delle vittime del disastro di Rigopiano. “L’autodifesa del Presidente della Provincia di Pescara sulla mancata tempestiva riapertura della SP8 da Penne a Rigopiano ci ha portato a rileggere il comunicato entusiastico di quasi due  anni fa tuttora presente sul sito della Provincia – ha dichiarato l’avvocato Romolo Reboa – dove viene detto che era stato decretato d’urgenza l’impegno di € 100.000,00 per mettere in sicurezza la strada a rischio di frane e valanghe per garantire ‘alla comunità di Farindola di poter trascorrere la stagione turistica in totale sicurezza’”.  (Continua a leggere dopo la foto)







Una urgenza dettata dal fatto che il maltempo di qualche mese prima aveva già minato la strada con smottamenti e frane. “In altra parte del sito si legge che nel Novembre 2015 i lavori sono terminati – ricorda ancora l’avvocato – ma quello che è certo è che, se la sicurezza fosse stata effettivamente assicurata, la turbina per riaprire una strada notoriamente a rischio neve sarebbe arrivata tempestivamente ed oggi non saremmo a piangere i morti dell’hotel”. Il legale quindi richiede alla magistratura di prendere atto del documento. “Ci auguriamo che la Procura della Repubblica acquisisca tutto il fascicolo relativo a questi lavori – conclude Reboa –  che dimostrano come in Provincia si era coscienti della necessità di tenere aperta la strada in condizioni climatiche difficili”.

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Su quanto avvenuto all’hotel, travolto da una valanga il 18 gennaio scorso, con 29 morti e 11 sopravvissuti, la procura di Pescara ha aperto un’inchiesta per disastro colposo e omicidio plurimo colposo. L’evento “imprevedibile” della slavina e la successiva tragedia sembra aver evidenziato, prima e dopo, una serie di approssimazioni, negligenze, leggerezze e omissioni. Tra i fatti da accertare anche come mai quella strada non era percorribile. L’accumulo di neve non solo non ha permesso alle persone ch si trovavano nell’hotel di evacuare la struttura dopo le scosse di terremoto la mattina, ma non ha nemmeno consentito dei soccorsi rapidi. Si è riusciti a raggiungere l’hotel solo dopo 11 ore, e inizialmente tra l’altro nell’ultimo tratto solamente con gli sci.

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