E ora c’è anche chi si inventa la tassa sugli assorbenti. Ma le donne non ci stanno…


 

Nell’arco di pochi mesi, sia in Inghilterra che in Australia, ci sono state mole proteste femminili contro la tassa sugli assorbenti. Un’imposta che si traduce in un prezzo degli assorbenti più alto del 5% nel Regno Unito e del 10% in Australia. Ma le donne hanno detto no (giustamente) e sono subito partite numerose petizioni che, in pochissimo tempo, hanno raccolto migliaia di consensi.

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Ma che senso ha questa tassa? Ecco svelato l’arcano: i governi classificano ancora gli assorbenti come beni Di lusso, e non come beni Necessari (e quindi non tassabili), come sono i preservativi, le creme solari e i cerotti per non fumare. “Si stima che i nostri cicli fruttino al governo circa 25 milioni di dollari l’anno”, lo ha spiegato la promotrice della petizione australiana Subeta Vimalarajah, la cui petizione ha raccolto 40.000 adesioni in 5 giorni. Ancora meglio è andata in Inghilterra che ha promosso l’hashtag#EndTamponTax. Sul sito Change.org  sono più di 230mila le persone che hanno firmato per chiedere al ministro delle finanze George Osborne di abolire una tassa che “restringe l’accesso del pubblico all’assistenza sanitaria e lo scoraggia ad utilizzare prodotti di importanza vitale”. Anche le donne di altri paesi possono sostenere le battaglie inglesi e australiane firmando qui e qui. Opponiamo a questo sessismo prima che dilaghi anche qui…

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