“Chiedeva ragazzi magri e dotati e coi preti…”: ecco le perversioni del parroco sospeso


 

Questa è la terribile storia di Andrea Baldon, 42 anni di Rovigo, affidata e poi raccontata magistralmente dai cronisti del Corriere del Mezzogiorno che per primi hanno fatto uscire la notizia della sua denuncia sulle perversioni sessuali del parroco della chiesa del Santissimo Crocifisso di Taranto, sospeso poi dalla Curia. Andrea in questa lunga intervista spiega che i loro incontri sono stati sempre virtuali via chat, skype o telefonici. Le richieste – “Ha cominciato a pretendere di tutto, sempre in chat dove era collegato dalla mattina sino alle quattro della notte, costantemente on line sia al computer sia con il telefonino. Mi raccontava, tramite il pc, degli incontri anche di gruppo con altri preti, mi chiedeva se conoscevo giovani, giovanissimi perché voleva carne fresca, ragazzi magri e ben dotati. Mi ha fatto lasciare con la mia fidanzata, ho cominciato ad assumere tranquillanti”. “Mi chiedeva sempre di venire a Taranto e una volta organizzò un incontro in una pensione di Pisa. Ma io non ci andai. Dopo mi raccontò che era stato con altri due preti a fare sesso”, dice il quarantaduenne di Rovigo.

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“Mi chiamava amore, diceva che gli piacevo e che ero bello e un giorno mi ha confidato di essere gay e di avere frequenti rapporti omosessuali con altri preti. Inizialmente mi ero illuso di aver trovato una guida spirituale che mi potesse aiutare, anche perché in quel periodo avevo dei problemi con mio padre sempre ammalato, con il divorzio di mio fratello e con il lavoro che avevo perso”. E ancora: “Ne approfittava promettendomi un posto di lavoro se mi fossi trasferito da lui”. Alla fine Andrea decide di dire basta: “Ero stanco”, racconta ai giornalisti, “non ce la facevo più, ho pensato allora di incastrarlo filmando quello che avveniva tra noi e fotografando le nostre chat. Voleva che non facesse del male ad altri giovani per questo ho deciso di denunciarlo al Tribunale ecclesiastico”. Ma anche al alla Procura della Repubblica della sua città: “Mi costituirò parte civile e devolverò tutto alla Caritas diocesana di Taranto mettendo da parte solo le spese dei farmaci che ho dovuto assumere per colpa sua”.

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