Antiterrorismo, con la nuova legge lo Stato potrà spiare nei computer di tutti gli italiani


 

Guerra senza confine al terrorismo internazionale: è la promessa dei governi occidentali contro il rischio delal jihad globale. Ma ha un costo: la compressione della privacy dei cittadini. E anche in Italia si fa strada un pacchetto di norme in grado di demolire la riservatezza delle nostre comunicazioni e abitudini. Alla Camera è difatti arrivato il decreto antiterrorismo voluto dall’esecutivo la cui conversione in legge è stata licenziata lunedì dalle commissioni competenti, ma che ha già registrato le perplessità del Garante per la Privacy. I dubbi di Antonello Soro, difatti, sono relativi al principio di proporzionalità che le nuove norme sembrano violare, un principio che esige un deciso equilibrio tra il tipo di reato, le esigenze investigative, il tipo di dati e il mezzo di comunicazione utilizzato. Il punto della legge in via di approvazione che più preoccupa è quello che tende a intercettare, prevenire e reprimere i reati di apologia quando commessi attraverso strumenti informatici o telematici soprattutto in caso di crimini contro l’umanità. Con impatto forte, forse troppo, sulla libertà dei cittadini.

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Per adeguare la legislazione italiana alle nuove guerre che si combattono nel cyberspazio o alla repressione dei crimini perpetrati attraverso gli strumenti che Internet mette a disposizione si va difatti a riformulare l’articolo 266-bis, comma 1 del codice di procedura penale, introducendo per la prima volta la possibilità di spiare dentro il computer di ogni singolo cittadino sospettato di qualsiasi reato e non solo di quelli di matrice terroristica. E questo, spiega il deputato Stefano Quintarelli, farebbe dell’Italia il primo paese europeo a rendere legale in maniera esplicita e in via generalizzata l’autorizzazione alle “remote computer searches” e all’utilizzo di software occulti da parte dello Stato per indagare tutti i reati “commessi mediante l’impiego di tecnologie informatiche o telematiche.”

Intervistato da Repubblica.it Quintarelli ha sottolineato che “non si tratta di una semplice intercettazione, che parte da un certo momento in poi, ma si tratta dell’acquisizione di tutte le comunicazioni fatte in digitale dal proprio computer” violando il domicilio informatico dei cittadini e riunendo quattro differenti metodologie di indagine: le ispezioni, le perquisizioni, l’intercettazione delle comunicazioni e l’acquisizione occulta di documenti e dati anche personali. “In pratica si rende possibile entrare nei computer delle persone e di guardare nel loro passato usando software nascosti”.

La gravità di una simile possibilità dovrebbe essere ovvia e per questo il deputato parla di una “svista” nella legge perché l’uso di captatori informatici (Trojan, Keylogger, sniffer) per ricercare delle prove da parte delle Autorità è l’operazione più invasiva che lo Stato possa fare nei confronti dei cittadini. Anche qui chiarisce: “Non dico che i captatori siano sempre da vietare, ma il loro utilizzo deve esser regolato in modo più stringente di quello delle intercettazioni per non violare principi costituzionali fondamentali”.

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