Dalla parte della finzione. E se l’ipocrisia fosse giusta?


La verità a tutti i costi, anche se fa male. È un pensiero abbastanza diffuso che la sincerità sia un valore importante. Ma, appunto, può fare male e, dunque, meglio mentire? Verità contro senso di protezione, fare in modo che la persona che hai davanti non soffra. Quindi una bugia, un inganno a fin di bene. Può esistere? Ieri Alessandro Piperno (Premio Strega nel 2012 con Inseparabili) dalle colonne del Corriere della sera ha lanciato una sorta di appello all’ipocrisia. Non con l’intento di suffragare un atteggiamento negativo, non un modo per dire che mentire è giusto. Perché se una differenza c’è tra bugia e ipocrisia spesso è labile. Per esempio, dice, ha senso andare da una tredicenne sovrappeso e dirle che sarebbe il caso di mettersi a dieta? O, ancora, perché non rassicurare tuo marito sul fatto che anche stempiato è ancora “sul pezzo”? Così come è possibile riflettere sul fatto che sia giusto o meno dire a un malato terminale che ha i giorni contati.
Non che si voglia affermare la menzogna quale valore positivo, ma è vero che talvolta essere meno onesti può essere una buona azione, un modo per coccolare l’interlocutore, per evitargli sofferenza, turbamento o dispiacere. A tutti sarà capitato di sentirsi parlare del lupo che mangia i bambini. È il falso storico per eccellenza, però funziona. E allora anche dire che il girovita è comunque perfetto o che un diciotto a un esame universitario è un buon punto di partenza, in fondo, non è un male. Da una parte ci si solleva e dall’altra pure. E serenità trionfa.







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