Nuovi razzismi: in Svizzera spunta il logo del Comune per non far lavorare gli italiani


Claro è un comune del Canton Ticino e, proprio per questo, molto frequentato dagli italiani. Compresi i frontalieri, cioè quei nostri connazionali che ogni giorno varcano il confine per lavorare in Svizzera. Da sempre su questo c’è polemica perché gli italiani sono accusati di “inquinare” il mercato del lavoro soprattutto perché accettano stipendi più bassi. E proprio a Claro c’è chi considera etico certificare che i suoi prodotti hanno una provenienza “doc”. Lì da qualche giorno è titolo di merito per aziende e negozi dimostrare con tanto di logo da esporre a consumatori e clienti che tra i propri dipendenti ci sono residenti svizzeri e non manodopera importata dall’Italia. Roberto Keller, il sindaco la spiega così: “Lo so, l’iniziativa inevitabilmente apparirà antipatica specie se vista da parte italiana. Ma noi l’abbiamo adottata in un’ottica di trasparenza. Il razzismo non c’entra niente”.

Claro ha 2.700 abitanti a nord di Bellinzona, sotto i primi contrafforti delle Alpi. Il confine italiano è a una sessantina di chilometri, ma l’onda lunga del fenomeno che da un decennio sta trasformando il mercato del lavoro in Canton Ticino arriva fin qui. Anche nel 2014 il numero dei pendolari italiani che varcano ogni giorno la frontiera per lavorare accettando paghe più basse rispetto agli elvetici è cresciuto del 5,3%, sfondando il tetto delle 60mila unità (nel 2001 erano la metà). E benché il tasso di disoccupazione ufficiale sia poco più del 4%, benché le imprese locali ripetano a ogni occasione che i lavoratori provenienti da oltreconfine sono indispensabili, la vulgata degli italiani che “rubano” il lavoro si afferma.
 
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“Il problema lavoro per noi era gravissimo ed è peggiorato dopo che franco svizzero ed euro hanno raggiunto la parità – racconta il sindaco Keller – ma si sa che di fronte a vantaggi di costo le imprese scelgono sempre di risparmiare. Però molte persone da tempo mi ripetono: sarei disposto a pagare merci o servizi qualche franco in più se almeno sapessi che vanno ad arricchire l’economia ticinese e non quella italiana. E così è nata l’idea della campagna a favore delle assunzioni locali. Claro è un comune piccolo, non sposteremo certo gli equilibri ma lanciamo un segnale: l’invito è destinato anche alle aziende dei centri più vicini al confine perché facciano altrettanto”. E gli italiani, ovviamente, non gradiscono e parlano di xenofobia, di sentirsi i “nuovi cinesi”.

Contro il razzismo siamo tutti scimmie

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