Canzone del carceriere, un inno all’amore libero


L’amore non si può incatenare o forzare, è quanto di più spontaneo esista al mondo, chiunque provi a forzarlo o a sottometterlo finisce inevitabilmente per perderlo. Il pensiero che ha accompagnato tutta la produzione di Jacques Prévert (Neuilly-sur-Seine, 4 febbraio 1900 – Omonville-la-Petite, 11 aprile 1977) si manifesta, nel suo inconfondibile stile semplice e discorsivo, in questa poesia che parla di amore e libertà, i  temi più cari al poeta umanista e rivoluzionario, tra i più amati del secolo passato.

Canzone del carceriere
di Jacques Prévert

Dove vai bel carceriere
Con quella chiave macchiata di sangue
Vado a liberare la mia amata
Se sono ancora in tempo
L’avevo chiusa dentro
Teneramente, crudelmente
Nella cella del mio desiderio
Nel più profondo del mio tormento
Nelle menzogne dell’avvenire
Nelle sciocchezze del giuramento
Voglio liberarla
Voglio che sia libera
E anche di dimenticarmi
E anche di lasciarmi
E anche di tornare
E di amarmi ancora
O di amare un altro
Se un giorno le va a genio
E se resto solo
E lei sarà andata via
Io serberò soltanto
Serberò tuttavia
Nel cavo delle mani
Fino alle ultime mie ore
La dolcezza dei suoi seni plasmati dall’amore.

Chanson du geôlier

Où vas-tu beau geôlier
Avec cette clé tachée de sang
Je vais délivrer celle que j’aime
S’il en est encore temps
Et que j’ai enfermée
Tendrement cruellement
Au plus secret de mon désir
Au plus profond de mon tourment
Dans les mensonges de l’avenir
Dans les bêtises des serments
Je veux la délivrer
Je veux qu’elle soit libre
Et même de m’oublier
Et même de s’en aller
Et même de revenir
Et encore de m’aimer
Ou d’en aimer un autre
Si un autre lui plaît
Et si je reste seul
Et elle en allée
Je garderai seulement
Je garderai toujours
Dans mes deux mains en creux
Jusqu’à la fin des jours
La douceur de ses seins modelés par l’amour.









 

 

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