All’arte dell’occhio manca la miglior grazia


Scritti probabilmente fra il 1595 e i primi anni del 1600, i Sonetti di Shakespeare rappresentano un lato inedito e affascinante del drammaturgo. A causa dell’epidemia di peste i teatri di Londra erano privi di rappresentazioni e Shakespeare, libero da impegni compositivi, poté dedicarsi alla poesia confrontandosi con quella che ai tempi era considerata l’unica arte veramente apprezzata. I suoi sonetti sono la celebrazione della bellezza e dell’amore, la più grande e incondizionata dichiarazione d’amore che mai sia stata fatta da una persona ad un’altra.

Sonetto  24
di William Shakespeare

Il mio occhio s’è fatto pittore ed ha tracciato
L’immagine tua bella sul quadro del mio cuore;
il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,
Prospettica, eccellente arte pittorica,
Che attraverso il pittore devi vederne l’arte
Per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,
 Custodita nella bottega del mio seno,
Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.
Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:
I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi
Son finestre al mio seno, per cui il Sole
Gode affacciarsi ad ammirare te.
Però all’arte dell’occhio manca la miglior grazia:
Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore

  

Mine eye hath play’d the painter and hath stell’d
Thy beauty’s form in table of my heart;
My body is the frame wherein ‘tis held,
And perspective it is the painter’s art.
For through the painter must you see his skill,
To find where your true image pictured lies;
Which in my bosom’s shop is hanging still,
That hath his windows glazed with thine eyes.
Now see what good turns eyes for eyes have done:
Mine eyes have drawn thy shape, and thine for me
Are windows to my breast, where-through the sun
Delights to peep, to gaze therein on thee;
Yet eyes this cunning want to grace their art;
They draw but what they see, know not the heart.

 








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