I figli, strumento perfetto del divino


Tra le opere più conosciute di Khalil Gibran (Bsharri, 6 dicembre 1883 – New York, 10 aprile 1931) c’è questa meravigliosa lezione di genitorialità. Il poeta, in poche righe illuminate dalla sua profonda spiritualità, delinea un’immagine che ogni genitore, pur affidandosi al proprio istinto nell’affrontare il compito di crescere un figlio, dovrebbe sempre tenere a mente. Ogni figlio è una creatura del mondo, nata da noi ma da noi autonoma, figlio della Natura stessa. Il genitore non è che un mezzo attraverso il quale la forza potente e straordinaria della vita si rigenera ed evolve.

E una donna che stringeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli

Ed egli rispose:
Sono lo strumento perfetto del divino: l’espressione vivente forgiato dal suo unico “pensiero”.
E i figli sono le risposte che la vita dona ad ognuno di noi.
Sono loro l’essenza del vostro sorriso.
Sono sangue e carne della vostra carne
ma non il vostro sangue e la vostra carne.
Loro sono i figli e le figlie della fame che la vita ha di se stessa.
Attraverso di voi giungono, ma non da voi.
E benché vivano con voi, non vi appartengono.
Affidategli tutto il vostro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
La vita è una strada che sempre procede in avanti e mai si ferma sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono stati scoccati in avanti.
È l’Arciere che guarda il bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
Poiché come ama egli il volo della freccia, così ama la fermezza dell’arco.

 








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