L’uomo, una docile fibra dell’Universo


La poesia Sereno di Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970), scritta nel Bosco di Courton a pochi mesi dalla fine della Grande Guerra, nel Luglio del 1918 , è un continuo mescolarsi di immagini, visioni e sensazioni. Soldato del XIX reggimento di fanteria del Regio Esercito Italiano, Ungaretti ha  vissuto in prima persona gli orrori della guerra di trincea, quella combattuta a poche centinaia, a volte poche decine di metri di distanza, rintanato dentro camminamenti scavati per decine di chilometri, e ha nell’animo immagini di immane crudeltà e brutalità: il compagno morto vicino, il suo cadavere livido e gelido illuminato dalla luna,il paese di San Martino del Carso, di cui non è rimasto che “qualche brandello di muro”, la pietra del San Michele, così fredda, così dura da far impietrire anche il cuore del poeta. Tutti ricordi che lo hanno appesantito di uno smisurato bagaglio. Ma nonostante tante indicibili brutture, in lui torna il desiderio di riscoprire la natura, di sentirsi legato ad essa e preso nel suo giro immortale, di riconoscersi ‘una docile fibra dell’universo’ . L’adozione di versi brevissimi dona al bianco del foglio uno spazio dominante, quasi a sottolineare l’importanza delle pause e quindi il fortissimo rilievo delle poche parole che interrompono il silenzio.

Sereno:
bosco di Coupon, Luglio 1918
di Giuseppe Ungaretti

“Dopo tanta
  nebbia
  a una
  a una
  si svelano
  le stelle

  Respiro
  il fresco
  che mi lascia
  il colore del cielo

  Mi riconosco
  immagine
  passeggera

  Persa in un giro
  Immortale”







 

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