Il mio amore è più forte sebbene più sommesso appaia


William Shakespeare probabilmente scrisse i suoi sonetti a partire dagli anni ’90 del XVI secolo. La prima testimonianza certa di pubblicazione è del 1599, quando esce la raccolta poetica The Passionate Pilgrim, nella quale è contenuta una prima edizione di Sonnet 138 e 144. Nello Stationers’ Register, che in età elisabettiana raccoglieva e catalogava le opere in corso di pubblicazione, risulta in data 3 gennaio 1600 un libretto intitolato Amours by J. D. with certen other by W. S. (“Amori” di J.D. con alcuni sonetti di W.S.): potrebbe questa essere una prima pubblicazione dei sonetti shakespeariani, ma poiché il libro non ci è pervenuto non si può comprovare questa ipotesi con certezza. Prima del 20 maggio 1609, data di pubblicazione certa del corpus dei sonetti secondo lo Stationers’ Register, probabilmente questi circolavano già tra gli amici del drammaturgo nonostante l’edizione di Thomas Thorpe specifichi che questi erano inediti.

 

Sonetto 102

Il mio amore è più forte sebbene più sommesso appaia,
io non amo di meno anche se meno lo dimostro;
sarebbe da mercanti quell’amore, il cui risalto
fosse ovunque decantato dal possessore!
Era giovane il nostro amore, nella sua primavera,
quando lo celebravo nei miei versi,
come l’usignolo all’inizio dell’estate,
e che poi si tace col progredire della stagione.
Non che l’estate sia ora meno gradita
di quando egli incantava le notti coi suoi lamenti;
ma c’è ora tanta musica su ogni ramo
che le più dolci cose, ripetute, perdono il loro diletto.
Perciò, come l’usignolo, anch’io talvolta taccio,
per non tediarti col mio canto.

My love is strengthen’d, though more weak in seeming;
I love not less, though less the show appear;
That love is merchandized whose rich esteeming
The owner’s tongue doth publish everywhere.
Our love was new, and then but in the spring
When I was wont to greet it with my lays;
As Philomel in summer’s front doth sing,
And stops her pipe in growth of riper days:
Not that the summer is less pleasant now
Than when her mournful hymns did hush the night,
But that wild music burthens every bough
And sweets grown common lose their dear delight.
Therefore like her, I sometime hold my tongue,
Because I would not dull you with my song

 








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