“Vivevamo così”. Tra fame e miseria, il drammatico passato Loredana Bertè


Un’intervista a cuore aperto .Loredana Bertè si confessa ai microfoni di Maurizio Costanzo. L’infanzia, il rapporto con i genitori, con la sorella Mia di cui non smette di piangere la scomparsa e una terribile verità: “Non avevamo niente. Non esistevano compleanni, non esisteva Natale. I miei genitori erano degli statali: mio padre preside, il classico padre padrone – racconta – È una ferita troppo profonda che è rimasta dentro di me per sempre, ho visto delle scene che nessuno dovrebbe vedere”. “Con mia madre avevo un rapporto difficile. Si era sposata a 15 anni. Era un’altra bambina, non era la mamma. Con Mimì eravamo molto più in simbiosi che con gli altri, ci sembravano degli estranei. A 13 anni siamo andate via di casa. Abbiamo patito moltissimo, la fame anche. Vivevamo con poco, non mangiavamo: c’era un bar che ci dava i tramezzini gratis, io questa cosa non la posso dimenticare. Chi era Mia Martini? Una pazza”. (Continua dopo la foto)


E ancora: “Faceva tutto senza pensare, qualunque cosa, non è vero che il tempo cancella tutto perché non cancella niente. Io ce l’ho dentro, quando è morta una parte di me è morta. Mi manca disperatamente, ho dei rimorsi: di non aver detto abbastanza ti voglio bene, non averla stretta mai, non averla mai abbracciata e averle detto ti voglio bene anche diecimila volte. Non l’ho fatto”. (Continua dopo la foto)


Nel suo passato ci sono stati grandi amori, ma da qualche tempo Loredana non è più legata ad altri uomini.Non sono innamorata da 25 anni, 30. Son casta e pura. Ho sposato Borg perché mi sono detta voglio dei figli. Io che di solito non faccio domande, dopo 4 anni di matrimonio gli ho detto: ‘Era meglio la parte della fidanzata, io son sposata con te da 4 anni, voglio dei figli!’. Lui, insieme alla madre, ha detto ‘Assolutamente no. I figli solo di sangue svedese’. (Continua dopo la foto)


 


Sollecitata da Costanzo, la cantante ha ripercorso il periodo in cui ha vissuto in America, durante il quale ebbe la fortuna di conoscere Andy Warhol.Il periodo americano per me è stata una manna dal cielo discograficamente, perché conoscevo Andy Warhol. Lui pensava fossi la barista di Fiorucci sulla 53esima, io ero la madrina di tutti i Fiorucci aperti nel mondo e quindi stavo lì il pomeriggio. Era un tinello con una bellissima macchina da caffè e avevo imparato a usarla bene. Alle 5 del pomeriggio, sempre alle 5, arrivava Andy Warhol che mi ordinava un caffè oppure un cappuccino. Ero un’amica che lo capiva perfettamente. Mi chiamava “Pasta Queen”, per lui facevo di tutto. Adorava come cucinavo, voleva sempre cucina italiana.

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