Giuliano dei Negramaro? “Ve lo racconto io che l’ho visto piangere…” Quello che nessuno sa del leader di una delle più amate band italiane


 

Il giovanotto riposa dopo una tournée per forza di cose travolgente: 12 serate in 22 giorni, palazzetti strapieni, da Milano a Roma fin giù in Sicilia. Mamma Carmelina racconta il leader dei Negramaro: “Quante cose in comune, Giuliano e il suo papà Gianfranco, mio marito. La genialità, per esempio”. Veniva dalla Sicilia, l’uomo. E ad Acireale il piccolo di casa Sangiorgi e il resto dei Negramaro hanno chiuso il tour 2013. Omaggio al padre, volato via l’11 gennaio. “Gli altri miei figli, i più grandi, Salvatore e Luigi, che ora fanno gli avvocati e hanno sposato due loro colleghe. Giuliano, dopo aver fatto il Classico, al Palmieri, con profitto, beh… anche lui ha scelto Giurisprudenza, a Lecce. Ragioni pratiche: adorava le scienze, la medicina, ma gli avrebbero lasciato poco tempo per la musica. A Legge ha fatto anche 11 o 12 esami. Poi le canzoni l’hanno portato altrove. ‘Mamma – mi ha detto – abbiamo già quattro avvocati in famiglia. Cinque sarebbero stati troppi’. Dagli torto… Un tipo determinato, Giuliano. Sempre. Noi volevamo per lui il liceo musicale e poi il Conservatorio. La sua risposta fu illuminante: ‘La musica è passione’. Così andò a studiare altro”.

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“Quando i miei ragazzi delle Elementari mi chiedono quale sia il segreto del suo successo, io rispondo: lo studio. Altrimenti, aggiungo, dove andrebbe a pescare quei testi che gli escono così, all’improvviso, di getto? Lo vedi chiudersi in stanza e uscirne poco dopo con un capolavoro. Fa tutto lui. Parole e musica. Poi alcune le dà. A Patty Pravo. A Elisa. A Malika Ayane. Ad Andrea Bocelli. A Celentano, con l’ultima ‘Io non ricordo’. E a Mina. Quanto lo emoziona, Mina. Lei lo chiama: ‘Giulia’, mandami du’ scarti…'”. Lo scorso anno, per Natale, l’ultimo passato tutti assieme, Carmelina racconta: “Puoi credere o no. Ma è stato tutto così strano che non puoi dirlo casuale. Mio marito che si diverte a vedere i miei alunni recitare una storia; Giuliano che rinvia un viaggio dopo Capodanno negli Stati Uniti per un problema alla gola. E poi… Poi la morte”. Improvvisa. Lacerante. Erano legatissimi. Tutti a tutti. “Oh, sia chiaro, qualche ciabattata l’ha presa anche lui. Da giovanotto Giuliano mi faceva disperare per certi tagli di capelli, per quelle telefonate interminabili. Quando nel 2001 vinsero il Tim Tour glielo dissi chiaro e tondo: con tutti i soldi che gli dai, altro che premio: un monumento ti dovrebbero fare… In compenso ha portato a casa buoni voti. Più preziosi dei soldi, a quell’età. Chiamarono lui e uno dei suoi gruppi per una festa privata. Tornò che lo avevano pagato. Era la prima volta: non gli era mai successo, non vi dico la gioia. In tasca 150mila lire. Glieli feci riportare indietro. Tutti, subito, di corsa. Non ne hai bisogno, gli dissi. E lui ubbidì”. Con gli elastici di cancelleria riparò una vecchia chitarra rotta. “Lo sentimmo strimpellare in cameretta, avrà avuto 8 anni. Aveva rifatto una canzone dei Deep Purple, eco dei gruppi inglesi che ascoltava il fratello. Incredibile”. E poi la pianola Bontempi, un must per la generazione. Invitava gli amichetti a suonare e batteva il tempo scalciando sulla base. Cantante lo diventò più tardi: il gruppo rimase senza la voce; Ermanno Carlà, ancora oggi con lui nei Negramaro, glielo disse in modo ultimativo: queste canzoni te le scrivi e te le suoni? Bene, ora te le canti pure. Il primo provino fu registrato a Brindisi. Il primo contratto con la Sugar fu firmato a Milano. Era il 2003: a Caterina Caselli arrivò un loro demo. Ne fu entusiasta. Li invitò su. Gli chiese di cantare così, su due piedi. “Mamma, avrei suonato puru cu li tanzini”, ricorda lui, con i piatti, con i coperchi. Non ci fu bisogno di immolarsi oltre. Il contratto fu loro.

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“Noi sapevamo qual era il valore di Giuliano, ma abbiamo evitato sempre inutili aspettative. ‘Come sempre’ era diventata jingle nello spot dei 50 anni Rai. Eravamo in casa, il primo gennaio. Anche lui. La sentimmo all’improvviso in tv. Il finimondo. E quante altre. Un giorno, io e lui in auto e ‘Cade la pioggia’ alla radio. Ci ritrovammo a piangere, ognuno dal suo lato. Poi l’estate 2009. Tutti a dormire, tranne io e mio figlio. Gli parlai della luna, della missione americana di 50 anni prima, dei sogni di un’epoca… La mattina dopo se ne venne con Apollo 11: ‘Hai visto mai che un piede poi basti a cambiare la vita se solo toccherà la luna, dice mia madre ed è una bambina di 14 anni'”. Una volta, però, l’ha fatta piangere di dolore. Benedetto figlio. L’accompagnò in auto per una visita, lei scese ma il soprabito le rimase impigliato nella portiera. Lui non se ne accorse: la ripartenza innescò l’effetto trottola con ruzzolata a terra. Un’altra volta, invece, di risate. Dovevano andare a Lecce, dalla nipotina. Papà Gianfranco già non c’era più. Al volante Giuliano; accanto la madre; dietro la governante, Anna. Dolore ancora troppo forte. Silenzi. Squilla il telefono e lui: “Anna, perché mi stai chiamando?”. Ma Anna non c’era. O meglio, non era lì: l’avevano dimenticata in strada, a Copertino. Perciò chiamava. La distrazione. Nella stanza di Giuliano, accanto al salotto, c’è la sintesi di una vita. Valigie sparse reduci dai viaggi continui. Sulla mensola, a sinistra, i suoi robot. Mazinga, Goldrake, Actarus, eroi nei sogni di bambino. Giuliano è a Roma. Lì vive anche la sua fidanzata. A ottobre uscirà il nuovo album. 

 

 

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