“The sound of silence” compie 50 anni! Riascolta e leggi la storia del capolavoro di Simon&Garfunkel


 

Tra le voci dominanti di quei mesi infuocati del 1969 c’erano anche quelle di Simon & Garfunkel. Due voci gentili, superbamente armonizzate, esaltate nel singolo “The sound of silence” che diede (più o meno) il titolo all’album uscito proprio cinquant’anni fa. Una storia insolita, quella di album e singolo. Paul Simon scrisse il brano di getto nel 1964, cercando di spiegare “con la semplicità delle melodie e delle parole l’alienazione giovanile. Avevo 21 anni, non ho scritto pensieri molto elaborati. Era pura rabbia adolescenziale, ma possedeva un livello di verità che ha finito per toccare la sensibilità di milioni di persone”.  In effetti, “Hello darkness my old friend” è uno degli incipit più celebri della storia del rock. Eppure quel brano non ebbe una vita facile…

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 “The sounds of silence” era stato pubblicato per la prima volta nel marzo del 1964, in una versione acustica. Faceva parte dell’album di esordio di Simon & Garfunkel, Wednesday morning 3 A.M.. Il disco andò piuttosto male, ignorato dal pubblico. Il duo addirittura si sciolse, e Simon cercò subito riscatto come solista a Londra. Ma alcune radio di Boston e della Floria trasmettevano “The sounds of silence”. Allora Wilson, produttore, ebbe un’illuminazione: all’insaputa di Paul e Art chiese ai musicisti con cui aveva registrato “Like a rolling stone” di Bob Dylan di sovraincidere strumenti elettrici e batteria all’originale, creando un singolo perfettamente in linea con il gusto folk-rock contemporaneo.

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Quando ascoltò la nuova versione, Garfunkel ne rimase quasi deluso: pensò che non avrebbe avuto alcun successo, ma si sbagliava. Nel gennaio del 1966 “The sound of silence” arrivò in testa alla classifica americana, trascinando anche il nuovo album. Un album che, col senno di poi, non era soltanto puro contorno per quel gioiello che è diventato un grande classico degli anni 60. Dentro c’era già molto dell’infinito talento compositivo di Simon, testimoniato da canzoni superbe come “Kathy’s song”, “I am a rock”, “Homeward bound”, “April come she will”. Un disco in cui Simon affrontava temi come la solitudine, l’incomunicabilità, l’alienzazione giovanile. Poi arrivò il cinema. Mike Nichols utilizzò la canzone nella scena finale de “Il laureato”, quella della fuga sull’autobus di Dustin Hoffman e Katharine Ross, trasformandola nella colonna sonora di uno strappo generazionale. La amarono tutti, caricandola anche di significati politici e sociali che Simon e Garfunkel hanno sempre negato. 

 

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