“Ciao Maestro. Ci mancherai”. Lutto nel mondo della musica italiana. Addio alla voce che ha raccontato il paese con ironia e sorriso sul volto


 

Addio a Nanni Svampa. Il cantautore milanese, fondatore dei Gufi e famoso per la grande capacità con la quale univa musica e impegno civile, è morto all’età di 79 anni. È morto a Varese nella serata di sabato. Nato a Porta Venezia, uno degli antichi ingressi della Milano medievale ancora esistenti, venne trasferito come sfollato a Porto Valtravaglia, piccolo comune in provincia di Varese adagiato sulle sponde del Lago Maggiore, crescerà in un mondo ancora rurale e provinciale, che molto influirà sul suo futuro artistico. Dopo la maturità scientifica, Svampa, consigliato e convinto dal padre, si iscrive alla Bocconi, dove si laureerà in Economia e commercio. L’esperienza maturata nella ricerca di un primo impiego confacente alle volontà paterne gli ispirò la canzone “Io vado in banca”, portata poi al successo nella cabarettistica interpretazione de I Gufi. Durante il periodo universitario, nel 1959, si avvicina al mondo musicale, fondando, e partecipando come voce e chitarra, il complesso de I soliti Idioti. La natura goliardica delle prime avventure sul palco subiscono un arresto nel 1960. (Continua dopo la foto)



Quando Svampa inizia ad ascoltare e ad apprezzare le interpretazioni di Georges Brassens. Nel 1961, arruolato nel servizio di leva, con il tempo a disposizione, inizia a tradurre Brassens, dal francese al dialetto milanese. Questo esercizio continuo di apprendimento delle espressioni dialettali, lo avvicinerà molto alle canzoni popolari e alle tradizioni musicali lombarde.Iniziava i concerti dicendo: «Sono il chitarrista più incapace di tutta la Val Padana. E pertanto mi faccio accompagnare». Svampa, ricorda il Corriere della Sera, era un personaggio colto e nello stesso tempo solare, di rara simpatia, cantore di una Milano autoironica portata avanti da altri geni come Walter Valdi, Jannacci, Cochi e Renato. (Continua dopo le foto)



 


La sua era una vena creativa a cavallo fra folk e cabaret. È difficile trovare qualcosa di più raffinato e inebriante di Svampa che affronta Brassens in milanese/italiano. E non ci riferiamo alle canzoni più note come “L’ombellico” o quelle già scoperte da De Andrè come «Il gorilla», ma a composizioni meno famose come «Il mascalzone pentito» di cui lui aveva scelto la versione di Fausto Amodei: «Aveva genio, aveva predisposizione, ma senza tecnica è soltanto perversione. Farsi puttane non è come farsi suore, si deve almeno aver la media superiore. Perché chi batte il marciapiedi c’ha il dovere di utilizzare in modo acconcio il suo sedere».

Grave lutto a Striscia la notizia. Se ne è andato un dei personaggi storici del tg satirico di Antonio Ricci. Con la sua vivacità ha portato allegria e spensieratezza nelle case di tutti gli italiani: “Hai fatto grandi cose con umiltà… grazie di tutto”