Musica italiana in lutto: con lui se ne va un pezzo di storia, una leggenda. ”Era straordinario”, lo ricordano i colleghi addolorati


 

Lutto nel mondo della musica italiana. Dopo una carriera indimenticabile, all’età di 90 anni, se ne è andato il batterista Pierino Munari, all’anagrafe Pietro Commonara. Un musicista, una leggenda che tutti chiamavano ‘’l’uomo dal polso d’oro’’. Nato a Frattamaggiore in provincia di Napoli, è morto a Roma qualche giorno fa, il 6 maggio, per la precisione. Ma la famiglia ha diffuso la notizia del decesso solo da poche ore. Maestro assoluto di batteria, ha passato la sua vita a suonare e a insegnare agli altri a suonare. Pilastro della musica da film, ha suonato in più di 500 colonne sonore, molte delle quali più volte premiate, anche con l’Oscar. Qualche esempio? I soliti ignoti, Dramma della gelosia, Ultimo tango a Parigi, C’era una volta in America, Amarcord, 8½, Papillon, Il sorpasso, Anonimo veneziano, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La battaglia di Algeri, C’era una volta il West, Giú la testa, Divorzio all’italiana, Uccellacci uccellini. Ha lavorato per la radio e la televisione ed è sempre stato uno dei batteristi più richiesti. Continua a leggere dopo la foto.







Diretto dai più grandi del mondo – Ennio Morricone, Jerry Goldsmith, Nicola Piovani, Luis Bacalov, Piero Umiliani, Stelvio Cipriani, Ritz Ortolani – era il mago del rullante e l’interprete per antonomasia del “tamburo militare” nelle colonne sonore. Da Mina a Johnny Dorelli a Lucio Dalla, da Gino Paoli a Milva, da Gianni Morandi a Rita Pavone, ha lavorato con i più grandi artisti italiani, oltre ad aver suonato per nell’orchestra del Festival di Sanremo ed essere stato batterista nel tour mondiale di Domenico Modugno. Continua a leggere dopo la foto

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“La morte di Pierino Munari mi rattrista profondamente. E’ stato un grande percussionista e ha lavorato con me parecchi anni – ha commentato Ennio Morricone – Quando le nostre strade si separarono, sentii la sua assenza, sia dal punto di vista umano che artistico, perché ha rappresentato un momento importante della mia vita professionale. Era una persona perbene, affettuosa”. E non è il solo, anche Tullio De Piscopo lo ha ricordato con affetto e profonda stima: “Pierino fa parte della mia infanzia e, in qualche modo, ha influenzato anche la mia storia. Come musicista era straordinario, è stato il primo batterista partenopeo che ha portato il suo sapere oltre la Campania. È riuscito, tramite la musica, a far conoscere ovunque il ritmo dei napoletani”.

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