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“Vi dico tutto”. Garlasco, Andrea Sempio in tv con la sua versione dei fatti

  • Italia

Il nuovo capitolo del delitto di Garlasco si muove su due binari che continuano a incrociarsi senza mai davvero sciogliersi: da una parte gli accertamenti tecnici, dall’altra la scelta di Andrea Sempio di parlare pubblicamente e difendere la propria versione. In queste ore è emerso infatti che Paolo Del Checco, consulente informatico nominato dalla Procura di Pavia, ha ottenuto una proroga per completare l’analisi dei computer di Alberto Stasi e Chiara Poggi, un passaggio che viene considerato centrale nella nuova fase dell’inchiesta.

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Il caso, del resto, resta sospeso tra il peso di una condanna definitiva e la ricerca di eventuali nuovi elementi. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, ma la Procura di Pavia ha riaperto un fronte d’indagine che oggi vede Andrea Sempio come unico indagato nella nuova inchiesta.


Garlasco, la difesa di Sempio a Farwest

È in questo clima che ogni dettaglio torna a essere riletto, dai contenuti informatici agli spostamenti di quella mattina d’agosto, fino a uno scontrino di parcheggio che da semplice ricevuta è diventato il simbolo stesso dell’alibi contestato.

Nell’intervista trasmessa da FarWest il 17 marzo 2026, Sempio ha scelto di ricostruire minuto per minuto la mattina del delitto, provando a restituire l’immagine di una giornata che, nella sua versione, sarebbe iniziata e proseguita nella più assoluta normalità. “Mi sveglio, attendo il ritorno di mia madre che era uscita per delle commissioni. Vado così a Vigevano a fare un giro, vado in libreria, la trovo chiusa.

Semplicemente faccio il giro della piazza, torno indietro e passo da trovare mia nonna. Sto un po’ lì da mia nonna, mi chiamano i miei per tornare a casa per mangiare. Torno a casa, pranzo coi miei, ritorniamo da mia nonna, esco di nuovo io con la macchina. Ripasso lì davanti e lì iniziava a esserci la folla di gente. Parlando con una giornalista mi dice due cose, che appunto hanno trovato questa ragazza morta, non si sapeva cosa fosse successo”. È un racconto che punta tutto sull’ordinarietà, ma che continua a lasciare aperti i punti già finiti sotto la lente degli investigatori.

C’è poi il nodo del mancato contatto immediato con Marco Poggi, fratello di Chiara e suo amico, quando davanti alla villetta si stavano già concentrando carabinieri e curiosi. Anche su questo Sempio ha provato a spiegarsi, sostenendo di non avere compreso subito la portata di quanto era accaduto e di non avere collegato immediatamente la scena a Chiara Poggi.

“C’erano anche voci, sempre stando là fuori, che erano stati avvisati ma forse non gli avevano detto esattamente cosa era successo, anche perché all’epoca io del fidanzato che di lei non ne sapevo niente, cioè sapevo che era fidanzata perché l’aveva detto il Marco, ma non sapevo nulla né di loro né del rapporto, quindi non è stata la prima cosa a cui ho pensato”. Parole che si inseriscono in una strategia difensiva molto netta: respingere l’idea che quella mattina ci sia stato, da parte sua, un comportamento anomalo o rivelatore.

La parte più delicata del suo intervento arriva però quando affronta uno dei possibili moventi ipotizzati in questa nuova fase, cioè il presunto legame tra la visione di un video intimo della coppia Stasi-Poggi e una possibile esplosione di violenza. Sempio ha negato sia l’esistenza di un rapporto ambiguo con Chiara Poggi, sia la tenuta logica di questa ricostruzione.

“Il rapporto che avevo però con Chiara e con i genitori era più o meno lo stesso, cioè ti vedevi, ti salutavi e finiva lì, era un rapporto proprio così di cortesia”, ha detto, prima di liquidare anche la pista del filmato con un’altra frase destinata a far discutere: “Perché la visione di quello dovrebbe portare a un omicidio? Qual è il punto? Mi manca comunque il passaggio, la logica dietro”.

Ma è nella seconda metà del racconto che riemerge il punto più esplosivo, quello che continua a separare accusa e difesa: lo scontrino del parcheggio di Vigevano. Da settimane quel tagliando viene discusso come la chiave dell’alibi di Sempio, tra dubbi, testimonianze contraddittorie e versioni che nei talk e nelle ricostruzioni mediatiche si sono moltiplicate.

Lui, però, non indietreggia e anzi contrattacca frontalmente chi prova a smontarlo: “Questo testimone in realtà negli ultimi mesi è già cambiato 4-5 volte. Prima c’era un testimone, poi è diventato il pompiere, poi è sparito il pompiere ed è diventato un amico del pompiere. Se ci fosse qualcosa di serio non saremmo qua a saltare da una roba all’altra, per me sono tutte cavolate”. Una linea chiara, mentre gli investigatori continuano a lavorare nell’ombra: la risposta definitiva, ancora una volta, potrebbe arrivare non dalle parole, ma dai dati custoditi nei computer al centro della nuova perizia informatica.


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