Lutto nel mondo dello sport, drammatico incidente in montagna, il campione muore sotto gli occhi del suo amico

Dramma sulle montagne aostane. Una valanga non gli ha lasciato scampo. Per molti era una leggenda, le sue discese estreme sono note agli appassionati di sci ripido: con lo splitboard (tavola da snowboard divisibile in due per risalire i pendii come con gli sci) aveva affrontato le cime più spettacolari, dalle Ande all’Himalaya. Un morte che ha sconvolto tutti gli appassionati di freeride e dello sport invernale in generale.

A quanto si apprende Luca Pandolfi aveva risalito con le pelli un canalone in località Flassin nella valle del Gran San Bernardo, insieme a un amico, Di recente la zona è stata investita da abbondanti nevicate: il pericolo valanghe era salito per un paio di giorni al grado 4-forte, per poi scendere oggi al livello 3-marcato. Una volta in cima Pandolfi ha unito le due parti dello splitboard e per primo ha iniziato la discesa del canale, a fianco di quello che aveva appena risalito. Poi si è staccata un slavina che l’ha travolto. Continua dopo la foto


Nella caduta Luca Pandolfi ha perso anche il dispositivo Artva, utilizzato per rintracciare le persone sepolte sotto la neve. All’incidente ha assistito l’amico, che si trovava dietro di lui e che è rimasto illeso. Immediatamente sono scattate le ricerche. Il soccorso alpino si è mobilitato con tutti i suoi mezzi a disposizione, compreso l’elisoccorso. Per individuare (ed estrarre) il corpo senza vita dello sciatore c’è voluto l’olfatto delle unità cinofile, depositate al suolo assieme ai tecnici. Continua dopo la foto

Sul posto anche i finanzieri del Sagf di Entrèves che hanno cercato di fare luce sull’incidente raccogliendo le testimonianze di un altro gruppo, di tre sciatori, presente nell’area, che non è stato coinvolto dal distacco. La salma di Luca Pandolfi è stata portata in camera mortuaria a Courmayeur, dove domattina avverrà il riscontro esterno da parte del medico-legale. Continua dopo la foto

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Per Luca Pandolfi la Valle d’Aosta e le sue cime erano una seconda casa. Era legato dalla passione per alcune cime (aveva definito quella della Sentinella Rossa, sul Monte Bianco, la discesa che maggiormente lo ha colpito, trovandola “più che una gita in snowboard, un viaggio in un’altra dimensione”), ma anche dai legami sviluppati con alcuni appassionati valdostani che oggi lo piangono.

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Pubblicato il alle ore 21:29 Ultima modifica il alle ore 21:36