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“Uno di loro al posto di Mattarella”. Svelati i nomi dei favoriti per il Quirinale

  • Italia

C’è una partita che non si vede nei talk show, non si misura nei sondaggi del lunedì e non si consuma a colpi di post. Eppure è quella che può cambiare davvero il destino dei governi e delle alleanze. Il punto è che, mentre tutti guardano alle prossime mosse dei partiti, altrove si ragiona già sul dopo.

Perché quando si parla di Quirinale, le parole diventano più pesanti, i sorrisi più tirati e le strategie più silenziose. E basta un intervento, una frase detta al momento giusto, per far tornare a galla timori, ambizioni e vecchi nomi che molti davano archiviati. A rimettere il Colle al centro del discorso è Nicola Porro, che in un suo intervento fotografa un clima tutt’altro che sereno nell’area di governo. Il senso è chiaro: le divisioni interne rischiano di pesare più di quanto si voglia ammettere, soprattutto quando l’orizzonte si sposta dalle elezioni alla partita istituzionale più delicata.

Porro la mette giù senza troppi giri di parole: “Il centrodestra litiga e i bolliti come Prodi, Conte e Monti godono”. Una frase che suona come una provocazione, ma anche come un campanello d’allarme. Perché in politica, si sa, nessuno è davvero “fuori” se arriva il momento giusto. Il punto, nella lettura del giornalista, è che la posta in gioco non sarebbe la solita sfida tra coalizioni. Il vero “tesoro” delle prossime stagioni potrebbe essere un altro: la scelta del prossimo Presidente della Repubblica, la casella che tiene insieme equilibri, garanzie e poteri.

E infatti Porro insiste: “Il vero pacchetto vincente delle prossime elezioni politiche è l’elezione del Presidente della Repubblica”. Tradotto: chi arriva forte a quel passaggio, si porta dietro un vantaggio enorme. Ed è per questo che le tensioni di oggi fanno paura: perché domani potrebbero trasformarsi in voti che mancano, accordi che saltano, franchi tiratori che spuntano.


In questa storia c’è sempre un livello in più, quello che non si vede. Non è solo maggioranza contro opposizione: è un gioco di posizionamenti, di nomi sussurrati, di dialoghi che si aprono e si chiudono in fretta. Un terreno dove conta la fiducia, ma anche la memoria dei torti.

Perché la corsa al Quirinale si intreccia inevitabilmente con quella per il governo. E ogni frattura interna diventa un potenziale boomerang: oggi è un litigio, domani è un voto decisivo che non arriva. Ecco perché, dietro le quinte, ci si muove già per non farsi trovare scoperti.

Alla fine Porro lascia un monito che sembra un avvertimento: “Mai sottovalutare i bolliti”. Un modo pungente per dire che chi oggi appare ai margini, domani può tornare centrale. Soprattutto quando serve un nome “pesante” da spendere al Colle.

Ed è qui che la storia si fa più concreta, perché iniziano a circolare con insistenza i nomi. Profili che, tra indiscrezioni e analisi politiche, vengono considerati possibili protagonisti o comunque pedine capaci di spostare gli equilibri nel momento decisivo.

Tra quelli che tornano nel radar spuntano Romano Prodi e Mario Monti. Due figure diverse, con storie e pesi istituzionali differenti, ma entrambe in grado di parlare a mondi trasversali. E sullo sfondo resta anche l’ipotesi di un ritorno centrale di Giuseppe Conte negli equilibri che contano, quelli che decidono maggioranze e intese. Nulla è scritto, ovviamente. Ma il messaggio è chiaro: la partita per il Quirinale non è un capitolo lontano. È già iniziata, e potrebbe riscrivere i rapporti di forza molto prima di quanto immaginiamo.


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