Svolta clamorosa nel caso del giovane di 21 anni trovato senza vita nel garage di un condominio lungo la circonvallazione Histoniense. A fare la drammatica scoperta erano stati i genitori, che si sono trovati davanti il corpo del ragazzo con evidenti ferite da arma da taglio. Sul posto sono subito intervenuti Carabinieri, Polizia locale, personale del 118, il medico legale e il pm di turno della Procura di Vasto, Silvia Di Nunzio.
Le informazioni emerse nelle prime ore parlano di un contesto ancora tutto da chiarire, ma l’ipotesi su cui si sta lavorando con più attenzione è quella dell’omicidio. Gli investigatori stanno ricostruendo la dinamica di quanto accaduto e cercando di capire che cosa sia successo in quell’area privata del complesso residenziale. Le verifiche sono state affidate anche al reparto operativo di Chieti, segnale del peso attribuito fin da subito al caso. Ora la verità, drammatica, è venuta fuori.

Il papà del ragazzo ha confessato: “L’ho ucciso, era un violento”
Il corpo senza di Andrea Sciorilli presentava profonde ferite da taglio, compatibili con un’aggressione violenta. Il 21enne è stato trovato scalzo, in una pozza di sangue e con segni evidenti di numerosi colpi inferti alla testa, al collo e al torace. Inizialmente si era pensato a un possibile regolamento di conti, ma successivamente la verità – sconcertante – è venuta a galla.
La svolta è maturata nella mattinata di lunedì 20 aprile, al termine di una notte lunghissima di interrogatori e verifiche. Antonio Sciorilli, padre del giovane trovato morto, è stato fermato dai carabinieri dopo un confronto serrato con gli investigatori. L’uomo, dirigente amministrativo della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, avrebbe ammesso le proprie responsabilità, spiegando agli inquirenti che il figlio aveva atteggiamenti aggressivi e difficili da gestire.

Fino a poche ore prima era stato lui stesso a ricostruire una versione diversa, raccontando di essere intervenuto dopo l’allarme lanciato dalla moglie. Ma nel suo racconto sarebbero emerse alcune incongruenze che hanno spinto chi indaga ad approfondire ulteriormente. A quel punto sarebbe arrivata la confessione, destinata a cambiare completamente il quadro dell’inchiesta: “L’ho ucciso, mio figlio era un violento” avrebbe detto l’uomo.
Adesso la Procura concentra l’attenzione su una vicenda che avrebbe radici più lontane e che si sarebbe consumata dentro un contesto familiare già segnato da forti tensioni. Già nel 2024, infatti, erano emersi contrasti pesanti all’interno della famiglia, tanto che il padre aveva denunciato il figlio per presunti episodi di violenza domestica. Un elemento che ora torna con forza al centro del fascicolo.

A orientare in modo decisivo gli investigatori sarebbero state anche le tracce di sangue individuate nell’ascensore e sul pianerottolo grazie al luminol. Dettagli che farebbero pensare a una aggressione avvenuta nell’abitazione e a un successivo spostamento del corpo. Nelle prossime ore sarà determinante l’autopsia, chiamata a chiarire con precisione la dinamica e il luogo del delitto, mentre la città resta sconvolta da una tragedia dai contorni familiari devastanti.


