C’è un dolore che non si chiude mai, soprattutto quando manca ancora un pezzo di verità. E nel caso di Pamela Genini, la 29enne uccisa a Milano il 14 ottobre 2025, quel vuoto continua a pesare come un macigno. Nelle ultime ore, attorno a questa vicenda già devastante, si è riaperto un fronte che fa rabbrividire.
La storia di Pamela è diventata, mese dopo mese, un susseguirsi di dettagli sempre più inquietanti. E ora, mentre familiari e comunità restano sospesi tra lutto e incredulità, arriva l’ennesimo sviluppo: gli investigatori sono tornati sul territorio, pronti a setacciare una zona ampia e difficile, con l’obiettivo di chiarire un punto rimasto finora oscuro.
Da oggi i carabinieri hanno avviato nuove operazioni nei terreni riconducibili alla famiglia di Francesco Dolci, a Sant’Omobono Terme, in provincia di Bergamo. A quanto risulta, l’attività è scattata su disposizione della Procura e non si limiterà a un unico punto: nel mirino ci sono anche aree rurali vicine, individuate sulla base degli elementi raccolti durante le indagini.

La cornice è quella già nota agli inquirenti: dopo l’omicidio, il corpo della giovane era stato sepolto nel cimitero di Strozza, sempre nel Bergamasco. Ma non tutto, in quella ricostruzione, si è ricomposto. Ed è proprio quel tassello mancante che oggi spinge a cercare ancora, con metodi e forze potenziate.
Secondo quanto spiegato dal comando provinciale dei carabinieri di Bergamo, le ricerche si annunciano particolarmente complesse. Il motivo è duplice: da un lato l’estensione dell’area da controllare, dall’altro le caratteristiche del territorio, che rendono ogni verifica lenta, meticolosa, faticosa.
Per questo, spiegano gli investigatori, le operazioni potrebbero andare avanti per diversi giorni. L’attenzione si concentra su alcune zone considerate potenzialmente rilevanti, ma le verifiche, come sempre in questi casi, richiedono prudenza e riscontri passo dopo passo.
A supporto delle ricerche è stata coinvolta un’unità cinofila specializzata nella ricerca di resti umani, proveniente dal centro carabinieri cinofili di Firenze. In Bergamasca sono arrivati Claus, un pastore belga Malinois, e Hula, un pastore tedesco addestrato per individuare parti anatomiche anche in contesti complessi e su superfici molto estese.

Un intervento di questo tipo, in genere, viene disposto quando si vuole passare al setaccio il territorio con la massima precisione. E per chi segue questa storia fin dall’inizio, è impossibile non provare un senso di gelo: significa che c’è ancora qualcosa, di terribile, che deve essere trovato.
Le nuove ricerche arrivano dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di Francesco Dolci, impresario 41enne ed ex compagno della vittima, secondo quanto da lui stesso dichiarato. L’uomo è accusato di vilipendio di cadavere e furto della testa della giovane, mai ritrovata.
Durante le perquisizioni dello scorso 6 maggio nelle abitazioni frequentate da Dolci, i carabinieri hanno trovato anche un pugnale “kukri”, una lama lunga di origine tibetana. Secondo gli inquirenti, l’arma potrebbe essere compatibile con la decapitazione, anche se al momento non ci sono certezze: l’oggetto è stato sequestrato e ora si trova nei laboratori del Ris, dove verranno svolti accertamenti su Dna e impronte.
Dolci, però, ha negato qualsiasi collegamento con quel pugnale, sostenendo di non averlo mai visto e dichiarando che si tratterebbe di una sorta di “spada di derivazione macedone”. Intanto, mentre le verifiche proseguono, resta l’attesa: quella di una risposta che possa dare un senso, almeno in parte, a un dramma che ha sconvolto Milano e la Bergamasca.


