Ci sono territori in cui la terra non smette mai davvero di muoversi, anche quando tutto sembra immobile. Nel Basso Molise, tra mare e colline, la memoria delle grandi frane è rimasta viva negli anni, come un rischio silenzioso pronto a riemergere. E oggi quel rischio è tornato realtà, con conseguenze che stanno già segnando profondamente la mobilità di un’intera area.
Il maltempo degli ultimi giorni ha fatto da detonatore a una situazione fragile, già monitorata da tempo. Piogge intense, terreno saturo e infrastrutture sotto pressione hanno creato le condizioni per un nuovo movimento franoso, con effetti immediati su strade, ferrovie e collegamenti strategici lungo l’Adriatico.

Petacciato, la frana riattivata paralizza trasporti e collegamenti
Nel pomeriggio di martedì 7 aprile, la frana di Petacciato si è riattivata con violenza, arrivando a “spaccare” in due l’Italia dal punto di vista dei trasporti. La situazione è apparsa subito gravissima: la chiusura dell’autostrada A14, il blocco della linea ferroviaria adriatica e le difficoltà sulla statale 16 hanno creato un vero e proprio isolamento lungo la dorsale orientale del Paese.

Il quadro si è aggravato ulteriormente considerando che nei giorni scorsi il maltempo aveva già causato il crollo del ponte sul Trigno lungo la statale 87. Un colpo durissimo alla viabilità locale e nazionale, che ha reso ancora più complessa la gestione dell’emergenza e delle deviazioni.
Le conseguenze sono state immediate: traffico paralizzato, con code fino a 13 chilometri verso nord e diversi chilometri anche in direzione sud. Migliaia di automobilisti sono rimasti bloccati, mentre veniva avviata la distribuzione di acqua lungo i tratti più congestionati. Le autorità hanno indicato percorsi alternativi complessi, tra deviazioni interne e rientri su altre arterie come la Ss650 Trignina e la A1 Milano-Napoli.
Sul fronte ferroviario, la situazione è apparsa ancora più critica. I sensori installati nella zona hanno rilevato subito il movimento del terreno, facendo scattare l’allerta e la sospensione della circolazione tra Montenero di Bisaccia e Termoli. I binari deformati fino a 10 centimetri hanno reso impossibile qualsiasi transito in sicurezza.
Almeno una ventina di treni tra Alta Velocità e Intercity sono stati coinvolti, con deviazioni lungo la linea interna via Caserta e Roma. Ma il problema maggiore è stato logistico: con autostrade e statali interrotte, anche organizzare bus sostitutivi è diventato estremamente difficile.
Nelle stazioni, il disagio si è trasformato in attesa e incertezza. A Termoli centinaia di persone – tra famiglie, studenti e pendolari – sono rimaste bloccate senza sapere quando sarebbero potute ripartire. “Siamo fermi dalle 12.30, non sappiamo nulla”, ha raccontato una studentessa diretta a Bologna, sottolineando come non fosse la prima volta in pochi giorni.

Scene simili anche a Foggia, dove circa 200 passeggeri hanno atteso per ore soluzioni alternative. “Domani devo rientrare al lavoro e non so come fare”, ha spiegato una viaggiatrice, mentre altri valutavano di rinunciare al viaggio o tornare indietro. Nel frattempo, volontari e soccorritori hanno garantito assistenza e ristoro.
A rendere ancora più chiaro il quadro è stato Fabio Ciciliano, capo della Protezione Civile, che ha parlato apertamente di tempi lunghi: “La situazione è molto complessa e porterà via qualche settimana se non addirittura qualche mese”. Un messaggio netto, che esclude qualsiasi ritorno alla normalità nel breve periodo.
Il fronte della frana si estende per circa 4 chilometri e attraversa direttamente la linea ferroviaria: finché il terreno non si stabilizzerà, qualsiasi intervento sarà impossibile. Una prospettiva che lascia intravedere settimane difficili per chi si sposta lungo l’asse adriatico, con ripercussioni su trasporti, economia e vita quotidiana.


