Un volo che doveva essere routine, una domenica come tante. Poi il silenzio, l’attesa, la speranza che si spegne con il passare delle ore. In Toscana, la notizia si è diffusa come un’onda: qualcosa di terribile è accaduto tra i boschi selvaggi al confine con le Marche.
Quando un elicottero privato sparisce dai radar, tutto si ferma. Non solo le ricerche, ma anche il battito di due comunità unite dall’angoscia. Quell’Agusta Westland 109, simbolo di avventura e passione per il volo, si è trasformato in un mistero carico di paura e domande senza risposta.

Le ore scorrevano lente mentre i soccorritori, tra cui vigili del fuoco, carabinieri e volontari, si addentravano tra i fitti alberi di Badia Tedalda, provincia di Arezzo. Nessuno voleva credere al peggio. Eppure, la realtà si è imposta con una crudezza impossibile da accettare.
Quando i resti del velivolo sono stati finalmente individuati, la speranza si è spezzata. L’elicottero era avvolto dalle fiamme, ridotto a una massa nera e irriconoscibile. A bordo c’erano due amici inseparabili: Mario Paglicci, 77 anni di Arezzo, e Fulvio Casini, 67 anni di Sinalunga.

Entrambi imprenditori conosciuti e rispettati, uniti dalla passione per il volo e da un’amicizia che durava da decenni. Piloti esperti, avevano deciso di affrontare insieme quell’ennesimo viaggio, ignari che sarebbe stato l’ultimo.
L’incidente ha mobilitato decine di soccorritori, costretti a lavorare per tutta la notte tra pioggia, vento e un terreno difficile. Il relitto, irraggiungibile e avvolto da un incendio violento, ha reso le operazioni di recupero strazianti.

Al dolore si è aggiunto il peso dell’attesa: i corpi delle vittime non sono stati ancora recuperati, complici le difficoltà logistiche e la pericolosità dell’area. Una ferita aperta per chi li conosceva e li stimava.
La Procura di Arezzo ha subito aperto un’inchiesta. Al momento tutto è possibile: un guasto improvviso, una fatalità, forse un malore. Gli esperti dell’ANSV sono al lavoro per fare chiarezza, ma per amici e parenti resta solo il vuoto lasciato da una tragedia così improvvisa.
Arezzo e Sinalunga piangono due figure di riferimento, imprenditori che hanno lasciato il segno non solo nel lavoro, ma soprattutto nei cuori di chi li ha conosciuti. Sui social si moltiplicano i messaggi di cordoglio, incredulità e vicinanza alle famiglie.
Nei prossimi giorni proseguiranno le operazioni di recupero, mentre si attendono risposte che possano almeno lenire il dolore. Ma una cosa è certa: tra i boschi di Badia Tedalda non si è spento solo un elicottero, ma anche il sorriso di due uomini che avevano scelto di volare insieme, fino alla fine.


