Il clima politico resta carico di tensione dopo il referendum, con il governo ancora impegnato a gestire le conseguenze di una fase che ha lasciato più di uno strascico. Nonostante i tentativi di rassicurazione, il quadro appare tutt’altro che stabilizzato e lo spettro delle elezioni anticipate continua a riaffacciarsi nel dibattito pubblico e tra gli osservatori politici.
A complicare ulteriormente la situazione è stato il recente cambio al ministero del Turismo, con le dimissioni di Daniela Santanchè e la rapida nomina del suo successore, Gianmarco Mazzi, che ha giurato al Quirinale. Una mossa con cui la presidente del Consiglio ha cercato di chiudere velocemente il caso, anche in vista dell’imminente informativa in Parlamento, nel tentativo di contenere le polemiche e rilanciare l’azione dell’esecutivo.

Fratelli d’Italia e Meloni in difficoltà
Il vero nodo, però, riguarda il calo di consensi che sta colpendo Fratelli d’Italia, un segnale che non può essere ignorato. Il partito della premier, per mesi stabilmente sopra il 30%, scivola ora sotto questa soglia psicologica, fermandosi intorno al 27% secondo le ultime rilevazioni. Un dato che fotografa un momento delicato per la leadership di Giorgia Meloni, chiamata a fronteggiare una fase di evidente rallentamento.

A certificarlo è anche l’ultimo sondaggio Emg per Tg3 Linea Notte, che evidenzia un progressivo riavvicinamento tra centrodestra e centrosinistra. La forbice tra le due coalizioni si assottiglia sempre di più, segno di un equilibrio che potrebbe rimettere in discussione gli attuali rapporti di forza e aprire nuovi scenari politici.

Sul piano economico, inoltre, pesa il contesto internazionale, con l’aumento dei prezzi energetici legati alla guerra in Iran che continua a incidere sul potere d’acquisto degli italiani. Il provvedimento del governo per prorogare il taglio delle accise fino al 1 maggio non sembra sufficiente a frenare gli effetti della crisi, alimentando il malcontento e riflettendosi inevitabilmente nei sondaggi.
Entrando nel dettaglio delle intenzioni di voto, la maggioranza di governo perde complessivamente lo 0,6% e si attesta al 45,2%, mentre il campo progressista sale al 44,9%, recuperando terreno. Un dato che conferma quanto la distanza tra i due schieramenti sia ormai minima e potenzialmente ribaltabile.
Tra i partiti, oltre a Fratelli d’Italia al 27%, Forza Italia si posiziona all’8,7%, la Lega all’8% e Noi moderati all’1,5%. Sul fronte opposto, il Partito democratico si conferma seconda forza con il 22,7%, mentre il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte cresce fino al 12%, rafforzando il proprio ruolo all’interno del campo progressista.
Più distaccati gli altri soggetti politici: Alleanza Verdi Sinistra è data al 6%, Italia Viva al 2,2% e +Europa al 2%. Fuori dai due principali schieramenti si muovono realtà come Azione al 2,7% e il Partito Liberaldemocratico all’1,2%, mentre Futuro nazionale sale al 3,6% e Democrazia sovrana e popolare si attesta all’1,4%. Le altre liste, in calo, si fermano complessivamente all’1%.
Un segnale incoraggiante arriva invece dal fronte della partecipazione: l’affluenza potenziale cresce del 4% rispetto alle precedenti rilevazioni, raggiungendo il 62%. Un dato che suggerisce un rinnovato interesse degli elettori, ma che allo stesso tempo potrebbe rendere ancora più incerto l’esito di eventuali elezioni, in un contesto politico sempre più fluido e competitivo.


