C’è un momento, quando due ragazze svaniscono, in cui il silenzio pesa più di qualunque rumore. Ore che sembrano giorni, telefonate che non arrivano, porte che restano chiuse. E intanto, attorno, una comunità intera trattiene il fiato aspettando un segnale, anche minimo, che dica: non è finita.
Nelle ultime ore, però, qualcosa si è mosso. Una frase, riferita agli investigatori, ha iniziato a circolare con forza e a cambiare l’atmosfera delle ricerche. Parole che non sono una certezza, ma nemmeno un dettaglio da ignorare: un possibile spiraglio in una storia che sta tenendo tutti col fiato sospeso. Le ricerche di Alisya e Sarah, le due sorelle allontanatesi da una casa famiglia, proseguono senza sosta. La loro sparizione risale alla notte tra il 6 e il 7 giugno, quando dalla struttura non si è più saputo nulla di loro. Da quel momento, ogni ora è diventata una corsa contro il tempo.
La vicenda riguarda la casa famiglia “Ofh Hope” di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila. Un luogo che dovrebbe essere protezione e routine, e che invece oggi è al centro di una preoccupazione crescente: com’è possibile che due adolescenti siano riuscite a sparire così, senza lasciare una scia chiara?

Tra gli elementi che gli inquirenti considerano significativi ce n’è uno che, più di altri, fa pensare a un’assenza preparata. Prima di allontanarsi, infatti, le due ragazze avrebbero portato con sé vestiti, scarpe, trucchi e altri effetti personali. Non un gesto improvviso, non il classico scatto di rabbia seguito da una corsa nel buio. Piuttosto, l’idea che dietro ci fosse un piano, magari costruito con calma, magari con qualcuno pronto a dare una mano. Ed è qui che le indagini hanno iniziato a stringere il cerchio.

Gli accertamenti si stanno concentrando sulla stanza che le due sorelle condividevano all’interno della struttura. Qui, secondo quanto emerso, sarebbero stati trovati messaggi in codice. E dagli armadi mancherebbero diversi oggetti personali, come se qualcosa fosse stato selezionato e messo via con intenzione. La ricostruzione degli investigatori parla anche di una possibile via di uscita: le ragazze sarebbero passate da una finestra danneggiata. Un particolare che apre inevitabilmente a un’altra domanda: erano davvero sole? Oppure qualcuno le stava aspettando all’esterno, pronto a farle sparire in fretta?
A riaccendere l’attenzione, nelle ultime ore, sono state le dichiarazioni del fidanzato diciottenne di Alisya. Ai carabinieri avrebbe riferito di essere convinto che le ragazze siano vive e che si troverebbero insieme a un parente, in un luogo mantenuto segreto. Il giovane avrebbe anche raccontato un altro dettaglio, delicato e pesante: in passato, la madre delle ragazze avrebbe scritto alle figlie promettendo che sarebbe andata a prenderle durante la notte, anche con la forza. Un elemento che gli investigatori stanno valutando con la massima cautela, incrociandolo con tutto il resto.
Un tassello importante arriva dalle immagini di videosorveglianza. Le registrazioni delle 21.26 del 6 giugno mostrano Alisya e Sarah in un bar vicino alla comunità, con felpe scure e scarpe sportive bianche. Poi, dopo quelle ore, il buio. Tra le 2 e le 5 del mattino le tracce si interrompono. Nello stesso arco di tempo sarebbe stata segnalata anche un’automobile sospetta nei pressi della struttura. E per il fidanzato della sedicenne un punto resta fermo: le ragazze non avrebbero mai affrontato da sole una fuga notturna. Anche perché, avrebbe detto, Alisya ha da sempre paura del buio e dei cani.
Gli investigatori stanno verificando anche l’ipotesi che le sorelle possano avere a disposizione un cellulare non conosciuto dagli operatori della comunità. Intanto prende consistenza la pista di un allontanamento organizzato con l’aiuto di persone vicine alle ragazze, mentre verrebbe escluso un movente di natura sessuale. Le ricerche continuano, senza sosta, con la speranza che quel filo sottile emerso nelle ultime ore porti davvero a loro. Perché in storie così, ogni dettaglio può essere decisivo. E ogni minuto può cambiare tutto.


