“Ecco perché mi sono inchinato”. Silvia Romano, il padre Enzo spiega il motivo di quel gesto nel rivedere la figlia

“Sono serena. Durante il sequestro sono stata trattata sempre bene”. E’ quanto ha riferito Silvia Romano agli inquirenti che questo pomeriggio dopo l’arrivo in Italia l’hanno ascoltata in una caserma a Roma. A svolgere l’audizione, durata circa 4 ore, il pm della Procura di Roma Sergio Colaiocco, titolare del fascicolo aperto a piazzale Clodio per sequestro di persona per finalità di terrorismo, con gli ufficiali dell’antiterrorismo del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei carabinieri.

La cooperante che della onlus marchigiana ‘Africa Milele’ era stata rapita più di un anno e mezzo fa, il 20 novembre 2018, da un commando di uomini armati nel villaggio di Chakama, a circa 80 chilometri a ovest di Malindi, in Kenya, mentre seguiva un progetto di sostegno all’infanzia. Sabato 9 maggio la liberazione. Domenica è rientrata in Italia e ha incontrato i genitori e la sorella. (Continua a leggere dopo la foto)


“Io ho riabbracciato mia figlia, e non vedevo l’ora di farlo, ma sentivo, e ho sentito anche nelle ore precedenti che l’accoglienza era collettiva: delle istituzioni, che ringrazio immensamente per il lavoro e il supporto, e di centinaia di migliaia di persone che come noi attendevano questo ritorno”, ha detto il padre Enzo Romano al quotidiano ‘QN’. “Silvia in quel momento era la figlia e la sorella d’Italia. Tantissime persone si sono immedesimate in lei e nella nostra famiglia, condividendo la nostra gioia”. (Continua a leggere dopo la foto)

Appena saputo che Silvia era stata liberata, racconta l’uomo, “il mio cuore scoppiava di gioia. Poi sono stato subissato di telefonate e messaggi da parte di familiari amici e giornalisti”. “Impossibile rispondere a tutti, anzi mi scuso se non sono riuscito a dare retta a molti. Ma a un certo punto ho dovuto pensare a me stesso e a come organizzare la partenza per Roma. È stata una giornata intensa. Felice ma lunghissima”, ha detto. (Continua a leggere dopo la foto)

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Poi il perché di quell’inchino ripreso dalle telecamere che hanno seguito l’arrivo della ragazza a Ciampino. “Ho voluto accogliere Silvia come meritava, inchinandomi davanti ad una figlia di cui sono orgoglioso”. “Penso che, come lei ci siano, tanti ragazzi che si danno da fare per il prossimo e che sono in prima linea per conquistare il mondo che vorrebbero: un mondo diverso e più giusto. Ma mia figlia non è andata in Africa per diventare un’icona, è partita perché era quello che sentiva nel cuore”.

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