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“Siamo sposati da mesi!”. Dopo molto tempo passato a nascondersi, avevano dichiarato pubblicamente il loro amore. E ora la foto del “Sì” tra le due famose giornaliste finisce in rete…

 

Tonia Mastrobuoni, firma di «Repubblica» e Maria Laura Rodotà («Corsera») si sono unite in matrimonio. La foto del taglio della torta è stata pubblicata ieri da Dagospia. «Siamo sposate da sei mesi», dicono loro, «è la legge degli Usa e la nostra felicità e fierezza è diritto di tutti». Auguri da Gad Lerner. E festa con, tra gli altri, Antonio Polito, Elena Stancanelli, e l’ ex ministro Giovanna Melandri.

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Tutto mentre tre giorni fa è stato depositato in Cassazione da diversi parlamentari di area del centrodestra il quesito per il referendum abrogativo della nuova legge che riconosce le Unioni Civili, di recente approvata dal Parlamento. Hanno firmato il deposito, fra gli altri, Roccella e Quagliariello (movimento IDeA); Molteni e Simonetti (Lega); Sacconi e Formigoni (AP); Gasparri, Malan e Palmieri (Fi); Fucci e Tarquinio (CoR); Rampelli (FdL). La richiesta: via la prima parte della legge Cirinnà con l’obiettivo di “sbarrare” la strada alle adozioni e distanziare ancor di più le unioni gay dai matrimoni. Netto il dissenso del Pd: “E’ un quesito improprio perché riguarda diritti fondamentali delle persone”.

 

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Certa Monica Cirinnà: “Se si voterà, non passerà l’abrogazione”. Il fronte parlamentare del No concretizza la sua trincea presentando in Cassazione l’annunciato referendum abrogativo. Quesito che, precisa il Comitato per il No, lascia intatti i diritti legati alle convivenze stabili, ma elimina, di fatto, lo scheletro del provvedimento Cirinnà. “Chiediamo un referendum per quelle parti discriminatorie per gli eterosessuali che non possono avere, anche convivendo, la pensione di reversibilità, e nei confronti dei bambini”, spiega Quagliariello. Sacconi rimarca che “il nodo divisivo resta la genitorialità omosessuale che con il testo approvato sarà riconosciuta da ogni tribunale italiano ed europeo”.

 

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E la proposta di referendum – che ora dovrà ottenere le 500mila firme necessarie – incassa, nonostante lo smarcamento della Cei, l’immediato sì del Comitato promotore del Family Day che ieri ha prsentanto a Roma un “Comitato Famiglie per il No”.

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