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“Si chiude un’epoca”. Addio al grande imprenditore italiano

  • Italia
morto lorenzo schiavon

Ci sono nomi che, in una città, diventano più di un cognome: diventano una garanzia. Un modo di fare le cose “come si deve”, con pazienza, precisione, orgoglio. E quando quel nome se ne va, resta nell’aria una sensazione netta: non è solo una perdita personale, è un pezzo di storia che si stacca.

In queste ore Padova si stringe attorno a una famiglia conosciuta e stimata da decenni, mentre rimbalzano ricordi, aneddoti, fotografie di un’epoca in cui il lavoro artigiano era identità, e l’impresa nasceva in bottega prima ancora che in ufficio.

morto lorenzo schiavon


Un vuoto che pesa in città

È morto a 95 anni Lorenzo Schiavon, figura centrale della tradizione imprenditoriale padovana. Con lui se ne va un protagonista silenzioso ma decisivo di una storia tutta veneta, fatta di mani, legno, metallo, dettagli e ostinazione: quella della Biliardi Schiavon, diventata nel tempo un marchio riconosciuto ben oltre i confini italiani.

La notizia ha suscitato cordoglio nel territorio. I funerali si terranno domani alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di Roncaglia, a Ponte San Nicolò: lì, tra familiari, amici e collaboratori, arriverà l’ultimo saluto a un uomo che in molti descrivono come un punto fermo.

morto lorenzo schiavon

Da una piccola attività a un marchio che gira il mondo

La storia dell’azienda affonda le radici negli anni Trenta, quando il padre Giuseppe avvia l’attività dopo esperienze professionali tra Torino e Padova. Si parte dalla riparazione delle stecche da biliardo: un lavoro di precisione, quasi chirurgico, che allora sembrava “piccolo” e invece conteneva già un destino.

Negli anni la crescita è costante: dai primi laboratori di via Sabbionari e via Barzizza fino allo stabilimento di Voltabarozzo. E mentre l’impresa si allarga, resta la stessa ossessione per la qualità dei materiali e per la cura dei particolari. È così che i tavoli Schiavon diventano un riferimento, nel biliardo professionale e anche nelle case di chi voleva il meglio.

Biliardi Schiavon: la tradizione artigiana padovana tra clienti illustri e richieste speciali

Accanto a Lorenzo c’è sempre stato il fratello Zelindo. Se lui era considerato l’anima commerciale, Lorenzo veniva raccontato come la guida più riservata, quella che tiene la rotta quando c’è da decidere davvero. Un equilibrio che, negli anni, è diventato il segreto del successo.

In una recente intervista Zelindo lo aveva spiegato con semplicità: le scelte importanti non si facevano mai da soli, serviva condivisione totale. Un metodo che, a sentirlo oggi, suona quasi “antico” e per questo potentissimo. Il primo tavolo firmato Schiavon viene costruito nel 1951. Da allora, la produzione arriva a circa 4.500 tavoli distribuiti in Italia e all’estero: un patrimonio enorme di competenze, tempo e savoir-faire.

Dal 2012 l’eredità è portata avanti soprattutto dai figli di Lorenzo, Federico e Patrizio, oggi impegnati in prevalenza su manutenzione e assistenza: perché un biliardo non è solo un oggetto, ma qualcosa che va seguito, curato, “ascoltato”.

E poi ci sono gli episodi che restano, quelli che sembrano usciti da un racconto. Tra le richieste più particolari, quella attribuita a Vladimir Putin, che avrebbe voluto un tavolo interamente in oro. Una proposta che Lorenzo e Zelindo decisero di non accettare: troppo complessa, troppo fuori misura. Un rifiuto diventato quasi simbolico, come a dire che l’eccellenza non è ostentazione.

Nel tempo i biliardi Schiavon sono entrati in contesti sportivi e in abitazioni celebri. Storica la collaborazione con il Milan, con tavoli destinati a Milanello. E nell’elenco dei clienti vengono ricordati anche nomi come George Weah, Biagio Antonacci, Paolo Maldini e alcune tra le più importanti famiglie imprenditoriali italiane. Lorenzo Schiavon lascia la moglie Giuliana, i figli, il fratello Zelindo e una traccia profonda nella manifattura veneta: quella di chi ha trasformato l’artigianato in un linguaggio riconoscibile, fatto di lavoro e passione, senza mai alzare la voce.


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