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“Come è stata uccisa”. Omicidio Serena Mollicone, ci sono le prove: “È lui l’assassino”

  • Italia

Serena Mollicone, “l’omicida è Marco Mottola”. A 11 anni dall’uccisione della ragazza all’interno della caserma dei carabinieri di Arce sono arrivate le accuse del pm nel processo. Marco Mottola, figlio dell’ex comandante della stazione, Franco, è accusato di aver ucciso la 18enne. Gli altri due imputati sono il luogotenente Vincenzo Quatrale e l’appuntato dei carabinieri Francesco Suprano. L’accusa è arrivata in Corte d’Assise a Cassino, dopo 46 udienze di dibattimento.

Serena Mollicone sparì il primo giugno 2001 e fu trovata 48 ore dopo in un bosco lì vicino. Il movente sarebbe rappresentato dalla volontà della 18enne di denunciare Marco Mottola per la sua attività di spacciatore. Un’attività coperta dal padre, comandante della stazione dei carabinieri di Arce, come confermato anche da diversi testimoni. Il pm ha anche aggiunto che “l’omicidio è avvenuto all’interno della caserma” e che “la porta è l’arma del delitto oltre ogni ragionevole dubbio”.

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Serena Mollicone, l’arma del delitto è la porta: “Prova scientifica solidissima”

Secondo la ricostruzione del pm Marco Mottola sarebbe l’esecutore materiale dell’omicidio, mentre “l’ex comandante dei carabinieri Franco Mottola e sua moglie nascosero il corpo quella notte per proteggerlo”. Il pm Beatrice Siravo ha affermato: “Quando abbiamo riaperto le indagini con l’ipotesi dell’omicidio avvenuto in caserma e con la perizia sulla porta avevamo poche speranze su un risveglio delle coscienze. L’unica che potesse dirci chi ha ucciso Serena era Serena stessa ma noi siamo arrivati ad avere una prova scientifica solidissima”.

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Il pm ha aggiunto: “Analisi scientifiche scrupolosissime hanno portato a escludere ogni ipotesi alternativa (gli imputati sostengono che quei segni sarebbero dovuti a un pugno di Marco o Franco Mottola nel corso di una lite familiare, ndr). “L’autore del delitto è Marco Mottola – dice ancora il pm – e alla sua responsabilità si arriva anche senza tener conto della pur attendibile testimonianza di Santino Tuzi (il brigadiere che si è ucciso dopo aver dichiarato di aver visto Serena entrare in caserma, ndr).

Il pm ha poi fornito questa ricostruzione: “Serena, dopo il dentista a Sora, salì nella Y10 bianca di Marco Mottola per un passaggio, si fermò al bar dove fu vista litigare con lui e poi in piazza ad Arce. Si presentò quindi in caserma per riprendere i libri che aveva lasciato sulla vettura e qui fu aggredita”. Il magistrato sottolinea anche i depistaggi messi in atto dal comandante Franco Mottola per proteggere il figlio. Come ad esempio la testimonianza di Simonetta Bianchi che disse di aver visto Serena e Marco nell’Y10. Una testimonianza annotata con 25 giorni di ritardo e anche alterata.

Lo stesso pm ha definito quella di Franco Mottola come “un’anomalia su scala mondiale, il primo caso di un assassino che indaga su se stesso”. “La sua – evidenzia la Procura – non era sciatteria ma volontà di allontanare le indagini dal ragazzo biondo meschato sulla Autobianchi Y10 bianca”.

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