Chiusi ieri, oggi, domani, dopodomani e forse anche il giorno successivo. I sindacati indicono una serie di assemblee del personale, così gli scavi di Pompei, Ercolano, Oplonti e Stabia lasciano fuori i turisti per diverse ore.
Si fa sentire la protesta scelta dai lavoratori impegnati nei siti archeologici per chiedere stipendi arretrati, incentivi, una riorganizzazione di turni e mansioni. Molti, però, si chiedono se non si faccia sentire troppo e nel modo sbagliato. Perché prende in ostaggio i turisti, i protagonisti di quell’economia culturale che fatica a mettersi in moto.
Vallo a spiegare all’americano, al giapponese o al russo, mentre è inutilmente in fila sotto il sole, che la Sovrintendenza promette e non mantiene, che il Ministero vuole fare le nozze con i fichi secchi. Il messaggio che arriva a chi è partito dai quattro angoli del mondo per vedersi sbattere in faccia un cancello è che l’Italia sarà anche bella, ma è fuori servizio. EP