“Addio a un mito”. Sport italiano in lutto, con le sue imprese era salito in cima al mondo

Aveva scalato il Nanga Parbat, una delle montagne più insidiose del mondo. Ottomilacentoventisei metri di altezza. Un’impresa. E invece a tradirlo è stata una montagna di casa: conosciuta e scalata mille volte. Un amore infinito per la montagna. Da cinquemila metri aveva chiesto alla moglie di sposarlo. E pochi mesi fa era uscito il suo primo libro. Un mito, per molti.

Un esempio, per tanti. “Una notizia tristissima. Era un amico di tanti di noi. Aveva partecipato più di una volta al Cuneo Montagna Festival”. Così in una nota Uncem commenta la scomparsa del noto scialpinista scomparso insieme a un amico. “Due persone che avevano stima e affetto tra i colleghi, tra tutti noi. Ci mancheranno. Il loro esempio e il loro amore per le montagna non muoiono”., conclude Uncem. Lo chiamavano l’alpinista romantico. A 45 anni, Cala, era uno degli alpinisti professionisti più conosciuti al mondo. Da sempre si occupava di freeride per il comprensorio di Prali. Continua dopo la foto


Carlo Alberto “Cala” Cimenti, assieme a un amico, Patrick Negro, di Pragelato, è finito ieri sotto a una valanga nella zona del Sestriere. Il distacco è avvenuto snella zona della Cima del Bosco, un canale di grandi dimensioni che sfocia nella valle Argentera, quindi tra Cesana e Sauze di Cesana. Sono stati entrambi ritrovati grazie al segnale dell’Artva ma sotto diversi metri di neve. Continua dopo la foto

A dare l’allarme sono stati i famigliari preoccupati per non aver visto i due amici rientrare dall’escursione sugli sci. Per ore nella zona della valanga hanno lavorato, con i carabinieri di Sestriere, decine di volontari del soccorso alpino e della Guardia di finanza, trasportati in quota da un’eliambulanza del 118. Continua dopo la foto

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Carlo Alberto Cimenti, oltre al Nanga Parbat aveva conquistato la cima del Cho Oyu nel 2005, l’Ama Dablam nel 2010 (dal campo base alla cima e ritorno in 26 ore), la cima del Manaslu e la discesa con gli sci nel 2011 senza l’ausilio dell’ossigeno. Nel 2015 è il primo italiano della storia a ricevere l’onorificenza Snowleopard, riconoscimento che la Federazione alpinistica russa concede a chi scala tutte e cinque le cime oltre i 7.000 metri sul territorio dell’ex Unione Sovietica.

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