Quattro medici dovranno affrontare un processo per la morte di Andrea Purgatori, giornalista e autore tv scomparso nel luglio 2023. La gup di Roma Paola Petti, dopo una lunga udienza con tutte le parti, ha disposto il rinvio a giudizio: l’accusa è omicidio colposo. In aula, ora, si entrerà nel merito di diagnosi, terapie e scelte cliniche adottate nelle settimane precedenti al decesso.
La giudice ha anche autorizzato la citazione come responsabili civili delle strutture sanitarie in cui Purgatori è stato ricoverato, oltre a una compagnia assicurativa ammessa nel procedimento. Tra i soggetti indicati figurano due cliniche private e, come datore di lavoro di uno degli imputati, anche il Policlinico Umberto I. Ai familiari è stato riconosciuto il diritto di costituirsi parte civile.

Le accuse e l’avvio del processo
Sotto accusa ci sono il radiologo Gianfranco Gualdi, il suo assistente Claudio Di Biasi, la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo (della stessa équipe) e il cardiologo Guido Laudani. Secondo l’impostazione investigativa, ai sanitari vengono contestate “imperizia, negligenza e imprudenza” nella gestione del caso, con una sequenza di errori diagnostici e terapeutici che avrebbe inciso sull’esito clinico.
Il punto di partenza, per l’accusa, sarebbe un esame di risonanza magnetica dell’8 maggio 2023, ritenuto non refertato correttamente, mentre la causa del decesso viene ricondotta a una endocardite infettiva. La prima udienza è stata fissata per il 12 gennaio 2027, data che segna l’apertura del dibattimento.

Sul rinvio a giudizio interviene il legale dei familiari, l’avvocato Alessandro Gentiloni Silveri: “Massima soddisfazione per il rinvio a giudizio di tutti gli imputati e delle cliniche private. Una decisione che conferma la convinzione che nella gestione sanitaria di Andrea Purgatori siano stati commessi a diversi livelli gravi errori”. Ora la parola passa al tribunale: sarà il processo a stabilire responsabilità e nesso causale.


