“Alcune regioni rischiano di nuovo l’arancione”. Covid, l’allarme degli esperti: cosa sta succedendo

Emergenza sanitaria, regioni italiane a rischio zona arancione. Lo ha annunciato il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus. L’appello del presidente Gimbe arriva alla luce delle modifiche dei parametri previsti per il sistema a colori giustificate dai dati dell’ultimo monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità.

Incidenza dei contagi in calo, ma leggermente risalito l’indice Rt medio nazionale. Le affermazioni di Cartabellotta in merito: “L’Iss ha segnalato un lieve incremento dell’indice Rt. Le Regioni dicono che bisogna modificare i parametri per il sistema a colori, se ci devono essere delle modifiche devono essere fatte in tempi rapidi, altrimenti molte regioni finiranno in zona arancione”.


Rischiano di tornare in zona arancione alcune regioni italiane con un indice Rt in aumento e vicino alla soglia di 1, ovvero l’Emilia-Romagna 0,92, la regione Lazio 0,91, la Liguria 0,96, la Lombardia 0,92, le Marche 0,94, la regione Trento 0,97, l’Umbria 0,93 e la regione Veneto 0,95. L’appello del presidente della fondazione Gimbe: “Oggi siamo in piena fase discendente della terza ondata, sicuramente per questa settimana avremo questa continuazione della fase discendente”.

Per poi aggiungere: “Se il governo dice che le riaperture sono irreversibili  a questo deve corrispondere un cambiamento di questi parametri. A partire dalla prossima settimana l’indice rischia di aumentare ancora visto che vedremo gli effetti delle prime riaperture. Con il completamento della vaccinazione delle persone più anziane, dovremmo avere una maggiore tranquillità nelle riaperture”.

La permanenza in zona gialla per alcune regioni italiane potrebbe dunque non essere confermata. Il presidente della fondazione Gimbe non poteva che spendere alcune considerazioni anche in merito al vaccino di AstraZeneca: “Alcune Regioni ne hanno somministrate molto meno rispetto ad altre, in Sicilia ad esempio siamo al 51%. Adesso il fatto che non sarà rinnovato il contratto dall’Ue potrebbe comportare ulteriore ritrosia da parte delle persone a fare questo vaccino”.

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