Vai al contenuto
Questo sito contribuisce alla audience di

Crans-Montana, il gestore era stato in carcere per prostituzione e rapimento

  • Italia

Una località da cartolina, le luci dei locali, la vita notturna che scorre tranquilla tra musica e calici alzati. Poi, all’improvviso, la tragedia, le sirene, le domande. E, giorno dopo giorno, un dettaglio inquietante in più su chi stava dietro quel bancone così alla moda. Le indagini sull’incendio del lounge bar Le Constellation di Crans-Montana non si fermano e, insieme agli accertamenti tecnici, affiora un passato che in molti, in paese, non conoscevano. Al centro ci sono i proprietari del locale, i coniugi francesi Jacques e Jessica Moretti.

>> “C’è una cosa strana…”. Crans Montana, interviene Flavio Briatore. La segnalazione: “Dentro quel locale…”

È proprio il profilo di Jacques Moretti, 49 anni, originario di Ghisonaccia, in Alta Corsica, ad attirare ora l’attenzione degli inquirenti e dei media. A ricostruire la sua storia giudiziaria è il quotidiano francese Le Parisien, che ha riportato una serie di precedenti tutt’altro che marginali.


Il passato giudiziario di Jacques: sfruttamento, rapimento, truffe

Secondo quanto riferito da Le Parisien e ripreso anche dalla stampa svizzera e italiana, tra cui La Repubblica, Moretti sarebbe già noto alla giustizia per sfruttamento della prostituzione, reati risalenti a circa trent’anni fa, prima del suo trasferimento definitivo in Svizzera. Non solo. Nel 2005 l’uomo fu incarcerato in Savoia con accuse pesantissime: truffa, rapimento e sequestro di persona. Una vicenda che, stando alle fonti di polizia citate dalla stampa francese, non avrebbe però portato negli anni successivi a ulteriori collegamenti diretti con la criminalità organizzata.

Restano però ombre sul suo passato, che oggi, dopo la notte dell’incendio, acquistano un peso diverso anche agli occhi della comunità di Crans-Montana, abituata a vedere in lui soprattutto il gestore di un locale di tendenza.

Immagine di Crans-Montana con l'area dei locali notturni

A Crans-Montana, raccontano i residenti, Jacques non era solo il proprietario del Le Constellation: tutti lo conoscevano come “Le Corse”, un soprannome che rimanda immediatamente alle sue origini ma anche a un certo alone di durezza e mistero che lo circondava. Secondo Le Parisien, Moretti sarebbe considerato vicino a Jean-Pierre Valentini, 61 anni, uomo d’affari corso che divide la sua vita tra Svizzera e Dubai. Valentini è attualmente sotto processo a Marsiglia per riciclaggio aggravato e associazione a delinquere.

Il nome di Valentini compare nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta banda del Petit Bar, una presunta organizzazione criminale corsa finita al centro di un’inchiesta di vasta portata. Un contesto che rende ancora più delicato il quadro che ora circonda il proprietario del locale in fiamme. A far emergere nuovi particolari è anche la voce di chi, in questi anni, ha incrociato la strada del gestore del Le Constellation. Un residente della località alpina ha raccontato a Le Parisien un episodio che oggi suona come un campanello d’allarme.

L’uomo riferisce che Jacques Moretti gli avrebbe chiesto di portare contanti in Corsica nascosti in valigia. Una proposta che il testimone dice di aver rifiutato senza esitazione. «Ho saputo che aveva fatto la stessa richiesta a un ex poliziotto di Ginevra», ha aggiunto, sottolineando che le voci sulle vecchie grane giudiziarie del gestore circolavano da tempo. Un’altra persona di Crans-Montana, che frequenta spesso la zona vicino alla pista di pattinaggio dove si trova il locale, ha commentato in maniera lapidaria: «Non mi sorprende», riferendosi al curriculum giudiziario di Jacques. Parole che raccontano bene il clima di sospetto che ora serpeggia tra i residenti.

La vicenda ha inevitabilmente riacceso i riflettori sulla gestione dei locali notturni e sulla sicurezza delle strutture nella rinomata località alpina. Dopo l’incendio devastante al Le Constellation, la domanda che molti si fanno è se tutto fosse davvero a norma e se siano stati rispettati tutti i protocolli. Le autorità del Canton Vallese hanno avviato verifiche a tappeto, mentre la procura continua a ricostruire minuto per minuto ciò che è accaduto quella notte. Tra perizie tecniche, testimonianze e documenti, l’obiettivo è chiarire se vi siano state negligenze o omissioni.

Nel frattempo, la ferita per la tragedia resta aperta e ogni nuovo dettaglio sul passato di chi gestiva il locale non fa che alimentare il dibattito pubblico e la richiesta di maggiore trasparenza. Dopo giorni di silenzio e indiscrezioni, la coppia Jacques e Jessica Moretti ha deciso di parlare. Lo ha fatto attraverso un’intervista al quotidiano svizzero online 20 Minuten, in cui hanno descritto il proprio stato d’animo dopo la tragedia.

«Non possiamo né dormire né mangiare. Siamo tutti in pessime condizioni», ha dichiarato Jacques, che ha anche promesso la piena collaborazione con le autorità. Parole che mostrano la loro versione: quella di due persone travolte da un evento drammatico di cui, sostengono, vogliono aiutare a chiarire ogni responsabilità. Il proprietario del Le Constellation ha però rifiutato una intervista più lunga proposta dalla Tribune de Genève, spiegando di non sentirsi «in buone condizioni» per affrontare un colloquio approfondito con la stampa.

Eppure, fino al giorno dell’incendio, i conugi Moretti apparivano come una presenza ben integrata nel tessuto della comunità. Residenti a Crans-Montana dal 2015, non gestivano solo il Le Constellation, ma anche altri locali conosciuti della zona. Tra questi, Le Senso e Le Vieux Chalet a Lens, mete abituali per turisti e residenti, soprattutto nelle stagioni di punta. Una rete di attività che aveva consacrato la coppia come uno dei punti di riferimento della vita notturna della valle.

Proprio questo doppio volto – l’immagine pubblica di imprenditori benvoluti e il passato giudiziario che riaffiora ora – rende la storia ancora più carica di interrogativi e tensione. Nelle ultime ore è arrivata una svolta formale. Da ieri, infatti, i coniugi Moretti risultano iscritti nel registro degli indagati dalla polizia e dalla procura del Canton Vallese, che stanno conducendo l’inchiesta sulla tragedia del locale.

Le ipotesi di reato contestate sono pesanti: omicidio per negligenza, lesioni personali per negligenza e incendio per negligenza. Accuse che non riguardano un atto volontario, ma possibili mancanze, leggerezze o irregolarità nella gestione del locale e delle misure di sicurezza. Al momento, però, non è stata disposta alcuna detenzione preventiva nei confronti della coppia. E, come ricordano le autorità, resta pienamente valida la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

Solo pochi giorni fa, Jacques e Jessica erano stati ascoltati dagli inquirenti svizzeri in qualità di semplici testimoni. Una fase in cui la priorità era raccogliere ogni elemento utile a capire come si fosse sviluppato il rogo al Le Constellation. Con l’avanzare delle indagini e il susseguirsi di perizie e testimonianze, la loro posizione si è progressivamente aggravata fino all’iscrizione nel registro degli indagati. Un passaggio che segna un cambio di prospettiva: da chi racconta ciò che ha visto a chi deve ora difendersi da precise contestazioni.

Fuori dalle aule e dalle carte della procura, resta una comunità sotto choc, divisa tra chi difende i gestori ricordando anni di apparente normalità e chi, invece, guarda al passato oscuro di Jacques e si chiede se certi segnali non fossero già sotto gli occhi di tutti.


Caffeina Logo Footer

Caffeina Magazine (Caffeina) è una testata giornalistica online.
Email: [email protected]

facebook instagram pinterest
powered by Romiltec

©Caffeina Media s.r.l. 2026 | Registrazione al Tribunale di Roma n. 45/2018 | P. IVA: 13524951004


Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure