Continua a far discutere il caso della famiglia con tre bambini che vive in un bosco in Abruzzo. Dopo la decisione del Tribunale dei minori di disporre l’allontanamento dei piccoli dai genitori, l’Italia si è letteralmente spaccata in due. Da una parte c’è chi difende la scelta di crescere i figli a stretto contatto con la natura; dall’altra chi ritiene che un bosco non sia un luogo adatto a dei bambini, soprattutto in questa stagione. Sul caso interviene ora anche Paolo Crepet, noto psichiatra e sociologo italiano.
È una provocazione, certo, ma rende bene il messaggio. “Fatemi capire – dice lo psichiatra e saggista Paolo Crepet, intervistato dal quotidiano Il Centro – i genitori che passano tutto il giorno sui social ignorando i figli vanno bene, mentre chi vive libero nei boschi no?”. Il riferimento è alla famiglia Birmingham-Trevallion, finita al centro del dibattito pubblico dopo la decisione dei giudici dell’Aquila di sospendere la potestà genitoriale e trasferire i bambini in una casa famiglia a Vasto.
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“Perché loro e gli altri genitori…”. Paolo Crepet duro sulla vicenda della famiglia nel bosco
“Sarebbe bello se il 90% dell’attenzione rivolta alla famiglia che abita nel bosco di Palmoli la dedicassimo anche a chi vive in condizioni diverse, ma non per questo migliori”, osserva Crepet. Pur senza entrare nel merito tecnico della sentenza, lo psichiatra esprime “forti dubbi” e sottolinea il peso psicologico che un simile provvedimento può avere sui minori: “Essere allontanati dai genitori è un trauma enorme, un taglio che rischia di lasciare una cicatrice per tutta la vita”.

La famiglia aveva scelto un modello di vita alternativo: niente elettricità, niente scuola tradizionale. Situazioni simili non sono rare in quella zona, dove si conterebbero una trentina di nuclei con stili di vita analoghi. Il caso è però esploso dopo un episodio di intossicazione da funghi, che ha fatto scattare verifiche e valutazioni delle autorità. Secondo il sindaco di Palmoli, le successive relazioni e audizioni hanno portato all’allontanamento: “Quando le assistenti sociali hanno chiesto alla coppia di sottoporre i bimbi a visite pediatriche, si sono rifiutati. Da qui è nato lo scontro”, spiega il primo cittadino.




Per lo psichiatra, il punto cruciale non è il luogo in cui si cresce, ma la qualità della relazione educativa e affettiva: “Non è una questione di bosco o città, ma di equilibrio”. E avverte: “I figli (del bosco, ndr) sono piccoli, non possiamo sapere come andrà. Nel mentre, però, c’è una cosa che deve essere chiarita: basta fare la parte dei paladini della giustizia. Quelli che criticano i genitori hanno figli che stanno molto peggio, pur vivendo in mezzo a tutti”. Crepet invita infine a trovare un compromesso: “La scuola è obbligatoria e questo lo devono capire i due genitori: non si può pensare che la vita sia rimanere vent’anni dentro casa, per quanto sia bella la natura intorno”.


