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“Perché Andrea Sempio…”. Garlasco, Roberta Bruzzone parla delle ultime indagini

  • Italia

A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco continua a dividere esperti, investigatori e opinione pubblica. Quello che per anni è stato considerato un caso chiuso, con la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere, oggi appare nuovamente al centro di un terremoto giudiziario che rischia di riscrivere la storia processuale dell’inchiesta.

Negli ultimi mesi la Procura di Pavia ha concentrato l’attenzione su Andrea Sempio, amico del fratello della vittima e oggi unico indagato nella nuova indagine. Secondo gli inquirenti esisterebbero ben 21 elementi che meritano approfondimento, alcuni dei quali riguarderebbero il presunto movente. Tra le ipotesi formulate dagli investigatori emerge anche quella di un possibile approccio respinto da Chiara, una teoria che però continua a essere oggetto di forti contestazioni e che, al momento, non avrebbe trovato conferme definitive.


Le critiche alla nuova inchiesta

Nel frattempo si moltiplicano i dubbi sulla consistenza degli elementi raccolti contro Sempio. Al centro del dibattito ci sono i soliloqui intercettati, il Dna rinvenuto sotto le unghie della vittima e la cosiddetta impronta 33, considerata uno dei reperti più discussi dell’intera vicenda. A questi si aggiunge il presunto riferimento a un video intimo che avrebbe coinvolto Alberto Stasi e Chiara Poggi, elemento che secondo alcune ricostruzioni potrebbe aver avuto un ruolo nella vicenda ma che, allo stato attuale, non risulterebbe supportato da prove concrete.

Tra le voci più critiche nei confronti della nuova pista investigativa c’è quella della criminologa Roberta Bruzzone, intervenuta durante una puntata de La Vita in Diretta. L’esperta ha espresso una posizione molto netta sulla direzione presa dalle indagini, mettendo in dubbio la solidità del quadro accusatorio.

“Credo che questo sia stato l’esito di questa nuova strategia nel tentativo di scagionare Alberto Stasi. Non ce lo nascondiamo”, ha detto Bruzzone senza troppi giri di parole, spiegando che Sempio è stato indagato semplicemente per scagionare Alberto Stasi. “Questa è un’inchiesta in cui a livello di elementi oggettivi a carico di Sempio c’è il nulla, sottovuoto spinto, e voglio essere generosa. Se ci attacchiamo a frasi interpretabili, a parole più o meno udibili, a seconda di chi le ascolta, addirittura parole che compaiono e scompaiono a seconda dell’accertamento, a un movente sessuale che è tutto tranne che qualcosa di consolidato. C’è una richiesta di consulenza psichiatrica che arriva dopo l’emissione dell’articolo 415 bis, che di fatto sancisce la chiusura dell’inchiesta, io non l’ho mai visto in 30 anni di attività”.

Mentre il confronto tra accusa e difesa continua ad accendersi, una delle novità più attese riguarda un protagonista rimasto finora lontano dai riflettori. Per la prima volta dopo anni, infatti, Marco Poggi, fratello di Chiara, ha deciso di parlare pubblicamente davanti alle telecamere. La sua intervista esclusiva sarà trasmessa da Quarto Grado e promette di affrontare alcuni dei punti più controversi emersi negli ultimi mesi.

Ad annunciare l’intervento è stato direttamente il conduttore Gianluigi Nuzzi, che ha anticipato contenuti destinati a far discutere. “Per venerdì la redazione firma un’esclusiva pazzesca. Su Marco tante nuvole, tante fake news e lui racconterà il suo rapporto con Andrea Sempio: cosa è successo quel giorno, era davvero in montagna?”. Una dichiarazione che ha immediatamente acceso la curiosità del pubblico e generato centinaia di commenti sui social, dove molti utenti chiedono chiarezza su una vicenda che continua a presentare interrogativi irrisolti.

Parallelamente prosegue anche l’altra inchiesta collegata al caso, quella relativa alla presunta corruzione contestata all’ex procuratore Mario Venditti. L’indagine era nata dopo il ritrovamento di un biglietto attribuito al padre di Andrea Sempio, ma secondo le ultime indiscrezioni la posizione dell’ex magistrato sarebbe destinata all’archiviazione. Come riferito dal Tg1, non sarebbero emersi elementi in grado di sostenere l’accusa di corruzione nei suoi confronti. Al contrario, sempre secondo quanto trapelato, gli approfondimenti investigativi avrebbero portato alla luce aspetti che potrebbero aggravare la posizione di alcuni avvocati e carabinieri coinvolti nella vicenda.

Il risultato è un quadro sempre più complesso e difficile da interpretare. Da una parte una condanna definitiva che potrebbe essere rimessa in discussione, dall’altra una nuova inchiesta che continua a sollevare interrogativi sulla consistenza delle prove. In mezzo resta il dolore della famiglia Poggi e una verità che, a quasi due decenni da quel 13 agosto 2007, sembra ancora lontana dall’essere definitivamente accertata.


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