L’industria italiana si conferma trainante e competitiva sui mercati internazionali, con il Made in Italy che continua a rappresentare una delle punte di diamante del Paese. Dai settori tecnologici a quelli alimentari, passando per la moda e il design, l’eccellenza tricolore si impone ancora come simbolo di qualità e creatività. Questa forza si riflette anche nei dati economici, che, nonostante il quadro internazionale instabile, mostrano segnali positivi.
Nemmeno le tensioni commerciali scatenate dagli Stati Uniti, con i dazi imposti dall’amministrazione Trump a partire dal marzo scorso, sembrano aver minato la solidità dell’export italiano. Anzi, nel primo mese del 2025 le esportazioni sono cresciute complessivamente del 2,5%, con una spinta particolarmente significativa verso i mercati extra europei, dove l’incremento è stato del 3,3%. L’Unione Europea resta comunque un partner commerciale importante, con un +2% che contribuisce alla crescita complessiva. Eppure, dietro a questa fotografia rassicurante si celano delle ombre che rischiano di cambiare volto a settori cruciali dell’economia nazionale.
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Brutta notizia per il marchio italiano: “Crisi e chiusure”
In particolare, il tessile e l’abbigliamento stanno attraversando un periodo turbolento. Alcuni storici marchi italiani, pilastri della moda accessibile, si trovano ora a fare i conti con un crollo dei consumi interni e con una concorrenza sempre più aggressiva da parte dei colossi internazionali del fast fashion. È in questo contesto che emerge il caso di una storica azienda italiana, che negli ultimi mesi ha iniziato a chiudere numerosi punti vendita in Piemonte. Dopo la fine delle attività nei negozi di Biella e Vercelli, la situazione si è fatta allarmante, con il timore di una progressiva e inarrestabile ritirata dal mercato.

Come spiega il sito Piemonte Top News, si tratta di Conbipel, un marchio simbolo dell’abbigliamento italiano, fondato quasi sessant’anni fa a Cocconato d’Asti. L’azienda sta affrontando una delle crisi più dure della sua lunga storia. Le chiusure non riguardano solo il Piemonte, ma si estendono in tutta Italia, mettendo a rischio il lavoro di oltre 1.300 dipendenti. La crisi del settore tessile, acuita dalla contrazione della domanda interna e dai cambiamenti delle abitudini di acquisto, ha colpito duramente anche un brand che per decenni ha vestito intere famiglie italiane.

Non è bastato il passaggio di proprietà avvenuto nel 2022 alla BTX Italian Retail and Brand per fermare l’emorragia. La nuova proprietà, con capitale in gran parte controllato dalla Eapparels Ltd di Singapore, ha ottenuto l’avvio della procedura di composizione negoziata della crisi dal tribunale di Asti. Un atto che rappresenta l’ultima possibilità concreta per evitare il collasso definitivo. Intanto, per il 2025 è stata già annunciata la chiusura di altri 48 punti vendita, un colpo durissimo per più di 400 famiglie. Anche nella sede storica di Cocconato si prospetta il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, mentre sindacati e lavoratori esprimono forte preoccupazione per un futuro sempre più incerto.


